Anno finanziario 2010, intervento on. Tassone

Conto consuntivo Camera 2010; Progetto bilancio Camera 2011

 Intervento On.le Mario Tassone – Seduta del I agosto 2011

 Signor Presidente, devo ringraziare i questori, soprattutto l’onorevole Colucci, che ha svolto la relazione introduttiva – gli altri questori parleranno successivamente e intanto faccio al questore Albonetti gli auguri di pronta guarigione – per l’esposizione, nella quale ha tentato di costruire un ragionamento che raccoglie anche gli approfondimenti di questi giorni sul bilancio e quindi sui costi della politica. Mi rifaccio anche a quanto diceva il collega Pisicchio rispetto ai nodi che abbiamo dinanzi a noi e che dobbiamo sciogliere. È forse la prima volta, signor Presidente e onorevoli questori, che discutiamo di bilancio in presenza di un dibattito che nasce dalla profonda sfiducia nei confronti del Parlamento. Ma si tratta di sfiducia nei confronti del Parlamento o di declino della democrazia per il fatto che il Parlamento effettivamente perde la sua centralità, non rappresenta il centro della sovranità e non è quindi il depositario della sovranità popolare. Pag. 70 Molto tempo è passato da quel 1994, molto tempo è passato dagli eventi del 1990, del 1991 e del 1992, quando vi erano stagioni che noi vivevamo con grande sofferenza. Oggi siamo arrivati in questa fase, dove certo la polemica, i giudizi frettolosi e le frustrazioni vengono ad essere raccolti da alcuni strumenti mediatici e da alcuni giornalisti per costruire l’antipolitica, ma soprattutto non definendo, in questa loro azione, questa che dovrebbe essere l’esigenza di ricomporre una storia di democrazia e di partecipazione all’interno del nostro Paese. Lo dico perché ho colto, come dicevo poc’anzi, nelle parole dell’onorevole Colucci una certa sofferenza, anche se le sue valutazioni sono circospette certamente per il ruolo, ma anche perché si è sempre così guardinghi quando c’è tutta l’opinione pubblica che guarda e il giudizio è affrettato. Signor Presidente, signori questori, la decadenza del Parlamento, della sua centralità, fa vivere e germogliare una serie di corpi, di forze e di poteri all’interno del nostro Paese. Ci sono una serie di corporazioni e il Parlamento perde ed ha perso sempre di più la rappresentanza generale degli interessi dei cittadini. Se il Parlamento si appropriasse del suo ruolo costituzionale forse alcuni giudizi, alcune valutazioni frettolose, la corsa continua che viviamo sui giornali e le lettere al direttore potranno trovare un ridimensionamento e un ragionamento più consono alla realtà. Forse viviamo in una fase di declino del sistema che si è creato e che ha preso l’avvio nel 1994. Abbiamo una certa anzianità, signor Presidente. L’onorevole Colucci ricorderà quando, nel 1994, il Parlamento fu sciolto con una parola d’ordine: era un Parlamento di inquisiti, e fu sciolto da un Presidente della Repubblica che era stato espressione di quel Parlamento di inquisiti. C’era già un complesso di inferiorità e una debolezza, altri poteri prendevano piede; per chi non ricorda erano la magistratura e i sindacati, che dovrebbero certamente comprendere che è facile attribuire ad altri le responsabilità, ma dovrebbero guardare anche al loro interno le cose che non vanno, che non sono economiche, giuste o civili. Certo, oggi ci troviamo in una situazione di grande debolezza, allora su cosa discutiamo? Discutiamo sui risparmi? Certo, noi siamo d’accordo. L’onorevole Lusetti ha dato un contributo importante e fondamentale nell’Ufficio di Presidenza, possiamo noi dire di no all’esigenza di risparmio? Quando sono entrato in Parlamento i deputati vivevano in un sottoscala, le segreterie erano in un sottoscala, e quando abbiamo ottenuto gli uffici fu una conquista della dignità del parlamentare. Oggi tutto questo non c’è perché il Parlamento non c’è, non c’è nell’accezione comune, non c’è nel riconoscimento del Paese e non c’è stata nessuna voce forte da parte di questo Parlamento e delle sue espressioni di vertice per difendere la sua dignità (Applausi del deputato Renato Farina)! Devo dire con estrema chiarezza che quando una persona ha le carte in regola difende il Parlamento, per il presente e per il futuro, con forza e con convincimento! Ma noi risolviamo il problema attraverso le misure che lei ha indicato? Non me lo voglio augurare, qui bisogna infondere certamente fiducia nei cittadini, ma certo un Parlamento nominato dalle cancellerie dei partiti non può dare quella fiducia e quell’autorevolezza; non ha l’autorevolezza, tant’è vero che qualcuno diceva, qualche tempo fa, che bastano cinque, sei o sette capigruppo per decidere, evitiamo anche di convocare il Parlamento. Questa frase la dice lunga, non c’è dubbio che ci troviamo di fronte a un passaggio importante. Dobbiamo fare bella figura nei confronti della stampa? Perché, abbiamo mai fatto i conti sulla stampa? Non lo facciamo e non lo possiamo fare nella maniera più assoluta, ma come la stampa svolge un ruolo importante e fondamentale in un sistema democratico, il Parlamento non deve essere da meno. Risparmiamo sulla mensa, su Palazzo San Macuto, sui viaggi, tutte quelle cose che sono state date. Guardate, ho una stima immensa nei confronti del Presidente della Repubblica. È una fortuna che il Paese abbia Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica italiana, ma anche il Quirinale deve fare i conti non con qualche piccolo taglio, ma con la sua struttura e con il sistema, se vogliamo essere coerenti con il dibattito che svolgiamo nel nostro Paese. Ci sono valutazioni da fare. Lei lo sa, signor questore, che l’indennità parlamentare – sono un vecchio parlamentare, perciò potrebbe essere un argomento, per le cose che lei ha detto, che non mi colpisce direttamente per anzianità – è il 10 per cento rispetto al volume complessivo? Se consideriamo anche la quiescenza è il 20 per cento. Cosa facciamo? Le riforme costituzionali? Sulla riduzione dei parlamentari noi ci siamo anche espressi, ma respingiamo la demagogia di qualche Ministro. Possiamo ridimensionare il numero dei parlamentari oltre un certo limite, ma il problema vero è che il Paese non vuole più il Parlamento, perché lo considera inutile o peggio ancora dannoso. Cosa facciamo noi? Andiamo alla difesa di questa istituzione? Un Parlamento deve essere anche trasparente. Ci sono tante cose che non ho capito, signori questori: l’informatizzazione, il software, l’hardware, i servizi, tante poste di bilancio che non sono leggibili. Si potrebbe fare maggiore chiarezza, facciamola, siamo qui per questo. Certamente, sullo sfondo c’è un discorso di carattere generale più appropriato, che riguarda, come dicevo poc’anzi, la nostra democrazia, la nostra storia e la nostra cultura. Ci fu qualcuno, sempre nel 1994, che pensava ad una catarsi del Parlamento e del partito al quale allora appartenevo. Bisognava offrire il petto alle pallottole. Si è perso il sistema, è morto un sistema della democrazia e abbiamo trovato invece un nuovo sistema, quello di salvatore della patria. Se questo è il dato, facciamo un sistema di salvatore della patria, ma se deve essere un sistema della democrazia, un Parlamento non può essere messo sul banco degli imputati. Deve certamente dimagrire e far dimagrire, ridimensionare e prosciugare le sue spese, ma non ci può essere questo clima. Soprattutto, il Parlamento non può essere sulla difensiva, senza una voce, come dicevo poc’anzi, che difende l’istituzione parlamentare, non per l’oggi, ma per il domani. Occorre difendere i valori fondamentali del nostro Paese. Questo credo che sia un dovere di noi contemporanei per il futuro del nostro Paese, altrimenti ci sarà una deriva plebiscitaria e nichilista, che distruggerà ogni cosa. Si distrugge il centro della sovranità, perché non c’è più il centro della sovranità, ma ci sono vari centri. Ma chi parla di altri organismi? Nessuno. C’è il Parlamento, la parola più facile. Soprattutto, ci sono gli slogan sapientemente costruiti e qualcuno che persegue un indirizzo tranquillo. Forse c’è anche qualche leader che pensa di deviare l’attenzione su altri problemi a lui più prossimi, alimentando anche quest’attacco al Parlamento. Ci sono altri organismi e altri poteri che alimentano quest’attacco al Parlamento, per prendere il sopravvento e per occupare gli spazi. Ritengo che oggi ci debba essere un sussulto di dignità. Andate avanti giustamente con questi ritocchi e con questi aggiustamenti, con questa dilatazione delle spese. Rendiamoli più funzionali, più razionali. C’è da scegliere! Vogliamo un Parlamento in cui si possa scegliere il nome dei parlamentari, dove i parlamentari non siano più nominati, ma eletti? Quando i parlamentari venivano eletti, si raggiunsero certe conquiste all’interno del nostro Paese. Evidentemente, vi è una crisi del sistema. Ne prendiamo atto, ma auspichiamo altri passaggi e altre svolte. In questa fase e in questo particolare momento dobbiamo, ovviamente, avere la responsabilità della tenuta del Paese, senza infingimenti e senza debolezze. Signor Presidente, signori questori, volevo dire queste cose, tutte queste cose, sommessamente. Sono anche d’accordo con l’onorevole Pisicchio: perché non istituiamo delle commissioni? Perché no? Quante volte lo abbiamo auspicato e quante volte abbiamo sbagliato, quando abbiamo legato i nostri emolumenti alla magistratura! Ricordate l’80 per cento, il 90 per cento? Ricordate queste cose? Era una cosa sbagliata, perché il Parlamento rinunciava alla sua sovranità in quella fase specifica e particolare. Ma chi tocca le altre categorie nel nostro Paese? Nessuno! Il Parlamento fa da parafulmine, ma lo svuotamento del Parlamento è lo svuotamento della democrazia! In questo momento, in un Paese semidemocratico, a deriva plebiscitaria, questo Parlamento non può perdere voce, dignità e prestigio, anzi, deve riconquistare spazi e deve fare ogni sforzo per la riforma elettorale, per dare, ovviamente, una prospettiva al Paese e per ricercare in questo luogo, che è il Parlamento, non il coacervo delle assurdità o delle contraddizioni, ma le proprie certezze, che un uomo solo o degli uomini soli non possono dare, anche se sono «santi», anche se sono eroi. Questo Paese non ha bisogno di eroi, perché a volte gli eroi sono di cartone. Se questo popolo riuscirà a trovare in questo luogo e nella sovranità popolare, e quindi nel Parlamento, una fiducia e un collegamento, certamente ogni pensiero recondito e malevolo verrà rimosso e si potrà rivolgere la mente verso prospettive positive e più impegnative per la civiltà e la democrazia del nostro Paese.










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