Dichiarazione di voto finale dell’On. Pier Ferdinando Casini sulla manovra

Signor Presidente, ieri il nostro Presidente del Consiglio, recandosi dalle autorità europee, ha testualmente dichiarato che l’opposizione italiana rovina l’Italia per dargli una spallata. Io credo che ci voglia più amore e più rispetto per l’Italia. L’opposizione ha dimostrato in questi giorni un grandissimo senso di responsabilità. Io sfido chi conosce i fatti degli uomini, della politica e del mondo, a vedere se c’è stato un altro Paese in cui l’opposizione ha consentito sia a luglio che ad agosto di approvare in pochissimi giorni una manovra che non condivideva. Questa opposizione ha dimostrato grande amore per l’Italia e per gli italiani e ha messo da parte le proprie legittime rivendicazioni, perché si è preoccupata del futuro del nostro Paese.

Proprio ieri, mentre il Presidente del Consiglio ci gratificava con questi epiteti, proprio ieri, nelle stesse ore e negli stessi momenti, il Partito Democratico e il Terzo Polo votavano assieme contro la pregiudiziale di costituzionalità su questa manovra.

Qui colleghi, amici, cittadini italiani che mi ascoltate, l’unica cosa irresponsabile è il comportamento della maggioranza. Vorrei ricordare quello che è successo perché in Italia la cosa più facile è dimenticare le cose che si dicono e che sono successe. Maggio 2011 – oggi è mercoledì 14 settembre – cito l’ANSA, Presidente Berlusconi: abbiamo realizzato una vera e propria mission impossible senza mai mettere le mani nelle tasche degli italiani. Giugno 2011, tre mesi fa, Ministro Tremonti: nessuna correzione dei conti pubblici per il 2011 e neanche per il 2012. Quello che abbiamo già fatto è sufficiente, basta così.

Sapete tutti quello che è successo, a luglio con una manovra « furbetta » si è cercato di rinviare al periodo post-elettorale 2013-2014 gli effetti di questa manovra, cioè si è cercato di fare una manovra con il trucco, manovra che non è stata sufficiente, perché le autorità monetarie europee ci hanno chiesto serietà e ci hanno chiesto quello che l’opposizione aveva sempre detto, cioè che non si poteva posticipare la copertura di questa manovra.

Ed è iniziato il nuovo balletto, il balletto di agosto, una manovra con tre quattro versioni: Tremonti non vuole l’aumento dell’IVA, la Lega non vuole la riforma delle pensioni, i frondisti del Popolo della Libertà non vogliono nuove tasse e il risultato è una gran confusione, un gran pasticcio.

È chiaro a tutti, anche a noi, che una cattiva manovra in queste condizioni è meglio di nessuna manovra, ma questa è concentrata quasi esclusivamente su nuove tasse, deprime l’economia perché non c’è niente per la crescita e mancano gli elementi strutturali necessari, richiesti anche dall’Europa.

La pressione fiscale al 2013 – stime della Banca d’Italia – sarà al 46 per cento, poi vi sono imposte di bollo sul deposito titoli, aliquote IRAP per banche e assicurazioni, coefficiente di ammortamento, nuove tasse sui giochi, accise su benzina e tabacchi, addizionale IRES sul settore energetico (su questo punto apro una parentesi, addizionale IRES sul settore energetico vuol dire che poiché molte società operano in regime di monopolio, scaricheranno i costi sulle famiglie e sulle imprese, per cui non è una grande furbata), maggiorazione sulle rendite finanziarie, contributo di solidarietà IRAP.

A questo lungo elenco si aggiungono i tagli agli enti locali che, come l’onorevole Galletti ha detto questa mattina, si trasformeranno inevitabilmente – poiché sono di fatto tagli lineari – in maggiorazione degli oneri dei cittadini, perché saranno maggiori le tariffe dei servizi pubblici essenziali, asili, trasporti pubblici, inserimento scolastico dei bambini disabili. Non è un caso, onorevoli colleghi, che queste cose non le diciamo noi, che siamo degli antinazionali e sovversivi, perché siamo membri dell’opposizione. Queste cose le dicono i sindaci della Lega, le persone serie che operano sul territorio, da Verona a Varese. Queste cose le dicono i sindaci come Alemanno, i presidenti di regione come la Polverini. Queste cose le dice Formigoni. Onorevole La Russa, capisco che vi dia fastidio che queste cose non le diciamo solo io o Bersani, ma anche i vostri. E lo vedono tutti gli italiani, perché non lo dicono clandestinamente, ma facendo tutte le sere una dichiarazione sui giornali o alla televisione.

Allora, qui siamo ad un bivio. La realtà è questa, onorevoli colleghi. C’è chi crede che siamo in un cataclisma mondiale, che siamo in mezzo ad uno tsunami mondiale – ed è vero – e il problema italiano sia di risulta. Sostanzialmente per molti colleghi della maggioranza c’è un problema mondiale e ci siamo anche noi. Avete sentito chi mi ha preceduto.

L’onorevole Moffa ha detto che in fondo noi siamo esposti poco con la Grecia, che ci sono i tedeschi e i francesi, per cui noi siamo messi bene. Chi continua a ritenere che questa sia la questione, cioè che non ci sia un problema italiano nel problema generale, speriamo che abbia ragione. Ma ormai tutti gli italiani vedono lo spread differenziare tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi e si chiedono perché un Paese come la Spagna, che ha il doppio di disoccupati dell’Italia, che in termini di esportazione non è neanche lontanamente paragonabile all’Italia che gareggia con la Germania per l’esportazione delle sue aziende, si trova in condizione migliore di noi. Perché? Onorevoli colleghi, non capisco tutti questi urli. Francamente, devo dire che come al solito si perde un’occasione per riflettere, ma capisco che questo sia un problema che probabilmente ha dimensioni di carattere ideologico.

Evidentemente, c’è una questione italiana, una questione di credibilità italiana. Ci sono ritardi italiani. Spesso dialogo con l’onorevole Cicchitto, di cui ho consentito l’intervento questa mattina, e quando arrivo a questo punto, onorevole Cicchitto, debbo fare un’ammissione seria, perché noi riteniamo di essere seri, sui ritardi italiani. È chiaro che non siamo in questa situazione, di ritardo italiano, di debito pubblico italiano, di tutto quello che ci stiamo portando dietro, solo perché abbiamo perso tre anni di tempo.

Apro una parentesi relativa al rapporto tra popolazione e popolazione attiva in Francia, Inghilterra e Italia. Il rapporto in Inghilterra è del 51 per cento di popolazione attiva, in Francia del 45 per cento, in Italia del 39 per cento. Bossi stamattina ha detto: non ce la prendiamo con le vecchiette. Ma qui noi non ce la stiamo prendendo con vecchiette, ma con i giovani, perché siamo in una condizione in cui non riusciranno ad avere le nostre pensioni. Noi stiamo scaricando il peso di un livello di vita che non ci possiamo più consentire sulle spalle dei nostri figli.

C’entrano Berlusconi e il Governo con questo? È evidente che non c’entra il Governo, ma è un percorso lungo. Lo «scalone» non l’ha fatto Berlusconi, l’ha fatto Prodi ed è stato un grande errore. Colleghi, adesso però siamo al bivio finale. Non parliamo, perché il Presidente mi richiama, dei costi della politica. Voglio solo ricordare agli italiani che avete fatto tutto voi sui costi della politica, perché siete intervenuti voi unilateralmente, prima mettendoli, poi levandoli.

Noi, come Parlamento, non c’entriamo niente.

Concludo dicendo che se qualcuno ritiene che in queste condizioni le cose vadano bene e che il Governo possa andar bene – ha la maggioranza parlamentare e sappiamo come ce l’ha – va benissimo. Siete contenti di questo. Per me siamo all’irresponsabilità, perché dietro l’angolo vi è la Grecia, e quando la maggioranza non ascolta chi propone un doppio passo indietro, che è un passo indietro anche nostro rispetto al particolarismo degli interessi dell’opposizione, vuole dire che si assume la responsabilità di andare avanti su un percorso che prego fortemente non sia molto accidentato e drammatico per il nostro Paese. Francamente, lo temo.

Noi, comunque, continueremo con serietà a dire questo nostro piccolo spicchio di verità, che è dettato dal senso del dovere e dal bisogno di verità.

 

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