Intervento On. Tassone su ddl su codificazione in materia di pubblica amministrazione

Signor Presidente, mi consenta anche una considerazione di ordine personale nei suoi confronti: farò il possibile per poter corrispondere all’atto di fiducia che ha voluto manifestarmi. Un’altra considerazione, come appendice, me la consenta: se fossimo più convinti di affidare le sorti del nostro Paese a mani giuste forse avremmo fatto un passo in avanti dopo avere assistito in questi tre giorni a situazioni certamente non entusiasmanti. Vorrei semplicemente fare una considerazione di fondo e concludere questo ragionamento che mi accingo a fare. Ho ascoltato con molta attenzione il relatore; non è la prima volta perché da qualche tempo siamo abituati a confrontarci su questa materia, che si trascina dal 2010 con un traghettamento tra Camera e Senato e viceversa.
Tutta la materia della pubblica amministrazione è stata oggetto di grandi slanci, di grandi dichiarazioni e di tentativi di attuare politiche adeguate ad un’esigenza imprescindibile del nostro Paese. Posso fare – mi azzardo – qualche valutazione: nasceva molti anni fa il Ministero della riforma della pubblica amministrazione, poi trasformato nel Ministero dell’organizzazione amministrativa. Vi è sempre stato il tentativo di attuare una semplificazione e razionalizzazione della nostra struttura amministrativa, perché questa è stata sempre considerata come uno strumento importante non soltanto per lo sviluppo economico del nostro Paese, ma anche per l’affermazione dei principi di libertà e soprattutto per un rafforzamento della tutela dei cittadini, dei deboli cittadini rispetto ad uno strapotere e ad un condizionamento della pubblica amministrazione.
Si è visto poi lo snellimento della pubblica amministrazione come un momento di forte sviluppo e di adeguamento di questo nostro Paese in termini di modernità e civiltà. Si sono cimentati tanti ministri della pubblica amministrazione in questo percorso che, molte volte, si è dimostrato disseminato di ostacoli e soprattutto di rischi e, nell’ambito del quale, pochissimi risultati sono stati raggiunti.
Questo provvedimento aveva la grande ambizione della semplificazione e, strada facendo, ha perso di vista la semplificazione. Semplificazione significa, a mio avviso, maggiore libertà, maggiore tutela dei diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione e tagliare le lungaggini, le duplicazioni e le farraginosità della pubblica amministrazione che non aiutano il cittadino e che non creano le condizioni di vivibilità di rapporti sempre più dialoganti, ma soprattutto produttivi che vi dovrebbero essere tra la pubblica amministrazione ed i cittadini per evitare recinti chiusi e chiusure molto forti ed intense. È mancato, a mio avviso, il dato molto forte del controllo serio sulla pubblica amministrazione.
Siamo partiti da provvedimenti che vanno dallo spoil system alle responsabilità dei dirigenti, dando alla pubblica amministrazione un ruolo importante nel procedimento di adozione degli atti amministrativi e alla politica il ruolo di indirizzo. Molte volte si è perso il ruolo di indirizzo della politica e il ruolo decisionale della pubblica amministrazione. Si è riscontrata a volte una commistione che ha creato certamente più aggrovigliamenti che soluzioni ai problemi.
Questo accade non soltanto nella pubblica amministrazione centrale, presso gli organi centrali e nei Ministeri, ma certamente anche nei comuni e nelle province, non parliamo delle regioni perché credo che godano del diritto di extraterritorialità, perché nessuno può parlare delle regioni in questo nostro Paese quando c’è il bilancio, quando c’è la manovra economico-finanziaria, quando ci sono le perdite, quando ci sono i servizi che non funzionano, quando c’è il problema della serietà, dell’ambiente, dell’istruzione, nessuno può parlare delle regioni eppure ovviamente qualcuno parla di regionalismo, di federalismo e quant’altro, quindi credo che questo sia il grande equivoco.
Caro relatore e caro sottosegretario, con molto rispetto, in fase di replica domani – sennò il provvedimento non lo discutiamo affatto, se dobbiamo chiudere in cinque, sei o sette minuti – diteci se in Pag. 104questo tipo di discorso c’entrano anche le regioni, perché sappiano che ci sono regioni come quelle a statuto speciale – dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia – che fanno altre cose, sono proiettate diversamente anche rispetto al procedimento amministrativo, ma sopratutto alla gestione e al ruolo della dirigenza e della pubblica amministrazione, altrimenti, se non abbiamo contezza di tutto questo, tutto diventerà difficile.

Signor Presidente, questo provvedimento era composto da 44 articoli, come ricordavo poc’anzi riguardava la semplificazione. Si è risolto in un solo articolo, l’articolo 43, che parla di codificazione, di sistemazione attraverso decreti legislativi – questa volta da emanare nel termine di 12 mesi e non 24 mesi, come previsto dal provvedimento originario – e si prevede che il Governo debba predisporre questi decreti legislativi per riordinare e codificare la materia, lasciando poi a un tempo successivo il tema della semplificazione e dell’ammodernamento della pubblica amministrazione.
Il problema – signor Presidente, mi avvio alla conclusione – è: abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione a livello centrale e a livello periferico? In base a cosa, un disegno unitario o un disegno di uno Stato federalista? Su questi temi discutiamo o non discutiamo? Qual è il tema, visto che la riforma Bassanini per molti versi è fallita, visto e considerato che sono fallite tante cose? Il tema della riforma della pubblica amministrazione va di pari passo con quello della riforma della Costituzione e dell’architrave istituzionale del nostro Paese, questo non è ininfluente. Se è questo il dato, signor Presidente e signor sottosegretario, credo che una riflessione bisogna farla.
Non sappiamo se voteremo a favore o contro l’approvazione del provvedimento, anzi a favore certamente no, se ci asterremo, mi consulterò con i colleghi e Mantini farà domani la sua dichiarazione di voto. Vedremo, ma che importa chiudere un provvedimento come questo senza dare una risposta, un segno, una tendenza sul piano politico? I temi di qualche momento fa, quelli economici, non sono ininfluenti, perché certamente l’efficienza della pubblica amministrazione, con i suoi controlli porta a realizzare economie e tutela le economie ed i diritti dei cittadini, ma questo è un discorso forse molto ampio e farlo in coda, in appendice, alla fine di una giornata così defatigante forse non serve, ma credo che questo Parlamento se ha qualche voce deve saperla esprimere.
Il fatto vero è che c’è un problema serio di centralità del Parlamento, lo voglio ripetere qui, guardate le guerre che si sono svolte oggi in quest’Aula. Ovviamente c’è una grande difficoltà a far vivere questo Parlamento, a dare autorevolezza a questo Parlamento, non possiamo essere cassa di risonanza di nessuno e ovviamente questi aspetti e questi dati certamente devono essere visti e considerati, anche perché non abbiamo capito come da 44 articoli – come dicevo poc’anzi – ne sono stati stralciati 43 ed è rimasto soltanto un articolo. Non si è capito questo dato, è un grande mistero, è l’assenza di una politica, malgrado ci sia un Ministro per la semplificazione normativa, un Ministro per le riforme per il federalismo e un Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, abbiamo tanti Ministeri o tanti Ministri che avrebbero dovuto semplificare tante cose. Hanno spostati i Ministeri, alcuni vani, alcune stanze, da Roma al nord, a Monza, ma a Monza c’è stato un eccidio regio, c’è stato un regicidio, per cui a Monza non vorrei che si ripetessero storie antiche e nefaste, ma non c’è dubbio, signor Presidente, che si tratta di temi e argomenti certamente non eventuali e marginali, sono i temi centrali che riguardano l’essenza e l’identità di questo nostro Paese nel suo divenire e nella sua storia che dobbiamo costruire con grande dignità e forza

 

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