D’Onofrio: Identità cattolica e governo

Sono ormai numerosi gli interventi sulle più recenti iniziative di provenienza cattolica: si va dalla domanda sul”se rinasce la Dc” o “se sta per nascere un nuovo partito”; ci si interroga sul rapporto tra cattolici e Berlusconi, quasi che si fosse in un tradizionale talk-show politico concernente il governo in carica; si distingue tra integralismo cattolico e integralità cristiana, quasi che la secolarizzazione non dovesse porre questioni di fondo proprio in riferimento al rapporto tra religione e Stato; si accentua il carattere italiano delle iniziative in corso, quasi a dimenticare che il cristianesimo è per sua natura tendenzialmente universale.

Il dibattito in corso sulle più recenti iniziative di provenienza cattolica è diventato persino tumultuoso all’indomani della prolusione del Cardinale Bagnasco in qualità di presidente della Cei, quasi a vedere nella prolusione medesima una sorta di suggello conclusivo per quel che concerne le iniziative in corso e di apertura di una vera e propria nuova fase politica, quasi che si trattasse del segretario nazionale di un partito politico italiano. Ogni volta che si discute di questa o quella iniziativa cattolica occorre infatti aver sempre presente che si tratta di iniziative nelle quali la dimensione culturale, la dimensione sociale e la dimensione elettorale costituiscono un tutt’uno non facilmente distinguibile per chi – alla luce della secolarizzazione – è abituato a considerare la religione un fatto tendenzialmente individuale che, soprattutto in Europa, ha avuto il significato di separare rigidamente il pubblico dal privato, rinchiudendo di conseguenza la religiosità cristiana in una dimensione esclusivamente intimistica ed individualistica.
Anche in riferimento alle più recenti iniziative, ed ancor più in relazione alla prolusione del cardinale Bagnasco, occorre pertanto saper distinguere tra permanente e transeunte; tra immodificabile e cangiante; tra popolo cristiano e Chiesa istituzionale; tra dimensione nazionale italiana, contesto europeo, ambito mediterraneo, tendenziale globalizzazione mondiale. Le iniziative delle quali si parla concernono infatti contestualmente la dimensione culturale che viene posta a base stessa della religiosità cristiana; l’orizzonte sociale delle iniziative considerate; l’interlocuzione con chiunque sia al governo dell’Italia nell’epoca storica considerata; il significato stesso della sovranità nazionale nel nuovo processo di integrazione europea; la combinazione -necessaria soprattutto per un cristiano – tra gelosa difesa della propria identità e consapevolezza delle condizioni di vita in ambiti territoriali lontani dall’Italia, dall’Europa, dal Mediterraneo.
Appare di conseguenza riduttivo vedere nelle iniziative in atto la sola dimensione politico-elettorale, dimenticando che per l’ispirazione cristiana la dimensione della solidarietà inerisce a qualunque attività umana, dalla comunità familiare alle altre e numerose comunità di vita, di affetto e di lavoro, di territorio, minuscolo o grande che esso sia.
Sono pertanto le dimensioni di tempo e spazio tipiche del pensare cristiano quelle necessarie per poter cercare di comprendere gli avvenimenti che oggi appaiono particolarmente rilevanti. Si tratta infatti di una rilevanza che incide certamente sulle dimensioni di tempo e spazio che avevano caratterizzato anche l’iniziativa cattolica durante il processo di formazione dell’unità nazionale (come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ripetutamente colto nel contesto delle celebrazioni dell’Unità nazionale medesima); si tratta delle dimensioni di tempo e spazio che hanno indotto Luigi Sturzo a dar vita al Partito Popolare italiano e Alcide de Gasperi a dar vita alla Democrazia Cristiana; si tratta in fondo di quella rivoluzione antropologica che il cardinale Ruini ha posto proprio a fondamento della riflessione culturale nel tempo presente; si tratta dunque di qualcosa che va certamente al di là di quella visione sostanzialmente angusta che risolve tutto negli equilibri politici di governo.
Non vi è dubbio che le iniziative sono certamente destinate ad influire anche sugli equilibri di governo che si è soliti definire della Seconda Repubblica. Ma commetterebbe un grave errore – culturale prima ancora che politico – chi tentasse di vedere nelle iniziative in atto una sorta di coincidenza tra Democrazia Cristiana e iniziative odierne di ispirazione cristiana. Ma se non vi è nostalgia per una esperienza partitica quale è stata quella della Democrazia Cristiana, non vi è del pari nessuna “demonizzazione” di quella esperienza in quanto di provenienza cristiana.

Il ripetuto e significativo appello ad un rinnovato impegno politico da parte di quanti hanno l’ardire di dichiararsi di ispirazione cristiana non comporta infatti l’operare esclusivamente in una dimensione politico-elettorale, perché la politica si può realizzare anche in iniziative diverse da quelle politico-elettorali, perché queste hanno proprio finito con il frantumare l’identità complessiva dell’uomo, se a questa identità – come per i cristiani è del tutto normale – si guarda come un tutt’uno, nella consapevolezza che questo è il significato di persona umana.

Di Francesco D’Onofrio, tratto da Liberal del 1° ottobre 2011

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