Regioni: Monacelli, maggioranza non blocchi riforma

(AGI) – Perugia, 23 nov. – “La maggioranza che governa l’Umbria non puo’ permettersi in questo momento storico di bloccare il processo di riforma a causa delle continue divisioni interne e l’intero Consiglio regionale deve comprendere la necessita’ di un cambiamento di metodi ed idee, capace di interpretare ed orientare la nuova stagione di rinnovamento, dove nulla potra’ essere piu’ come prima”. E’ questo il senso dell’invito che Sandra Monacelli (Udc) rivolge alle forze politiche che siedono in Consiglio regionale, partendo da una riflessione di fondo su due questioni aperte: il processo di riforme in atto e gli atteggiamenti da assumere nei confronti della questione morale in Umbria. “A sinistra – osserva la Monacelli – emerge una maggioranza sempre piu’ divisa, dove il giustizialismo ad intermittenza delle varie componenti sembra suggerito piu’ dalla smania di sgambetti e dispetti interni, piuttosto che da un convinto desiderio di trasparenza. E’ ora pero’ che la coalizione che governa la nostra Regione comprenda che la cosa pubblica non e’ il luogo dove lavare i propri panni sporchi, ma la sede dove i cittadini chiamano gli amministratori a servire il bene comune. Questo spirito dovrebbe animare gli appelli volti a salvaguardare le istituzioni, dietro i quali pero’ troppo spesso si celano interessi e appetiti di parte”. Per il capogruppo Udc “chi ricopre certi ruoli deve essere al di sopra di ogni sospetto” e “la classe politica in questo momento ha il dovere di dare un segnale di trasparenza alla societa’”.

“Questa legislatura – conclude – porta con se’ il coinvolgimento in varie inchieste di personaggi di primo piano sia del Consiglio che della Giunta, gettando ombre di credibilita’ sulla Istituzione regionale che andrebbe invece preservata e tutelata. Sulla garanzia di trasparenza dovuta al cittadino non sono ammessi tentennamenti in nome di nessun opportunismo di parte: eventuali giochini all’ombra delle inchieste giudiziarie non sarebbero compresi dai cittadini, anzi ne alimenterebbero un diffuso e generalizzato senso di disgusto e indignazione verso la classe politica”.

 










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