Intervento dell’On. Mario Tassone sul testo unificato dei progetti di legge costituzionale sul pareggio di bilancio

Signor Presidente, inizio con l’essere fuori dal coro, raccogliendo il suggerimento e la sollecitazione dell’onorevole Giorgetti ed esprimendo, quindi, la mia valutazione: desidero dare atto ai relatori, sia all’onorevole Giorgetti, che all’onorevole Donato Bruno, di avere svolto, fino a questo momento, un lavoro encomiabile, in una materia certamente non facile, non agevole, ma così complessa quale mettere mano all’articolo n. 81 della Costituzione.

Ciò, come è stato qui ricordato, sulla base di progetti di legge presentati dai colleghi nonché sulla base di un qualche incipit, tanto per usare un eufemismo, da parte dell’Europa, così come veniva ricordato sia dall’onorevole Bruno che dall’onorevole Giorgetti. Ricordo il Patto euro plus, dell’11 marzo scorso, su impulso franco-tedesco, condiviso dal Consiglio europeo del 24 e 25 marzo e con l’adesione dei Paesi che sono stati qui richiamati dai relatori. Ritengo che ci sia un dato estremamente importante: l’esigenza di mettere mano ai problemi dell’economia, e quindi anche partendo dal bilancio, per combattere e contrastare quella che è una crisi planetaria, a livello soprattutto europeo, a livello di realtà globalizzata della nostra economia, che riguarda anche il nostro Paese, ma non soltanto. Tutto questo parte da una valutazione che è venuta fuori anche nella discussione che abbiamo tenuto nella I Commissione e dalla consapevolezza, o quanto meno dal giudizio negativo, pronunciato da parte di alcuni, sull’articolo 81 e sulla sua scarsa funzionalità. C’è un dato, ed è un quesito che io mi sono posto e che ho potuto anche esplicitare: certamente il Patto euro plus del marzo di quest’anno ha invitato e sollecitato i Paesi, compreso il nostro, ad assumere delle iniziative consequenziali legate alla crisi economica.

Signor Presidente, la prima valutazione che io faccio e sottopongo ai colleghi dell’Aula e al Governo è la seguente: era proprio necessario mettere mano alla modifica dell’articolo 81 e costituzionalizzare, quindi, il pareggio di bilancio? I tempi sono ristretti ma io ritengo che si sia puntato più all’annuncio che altro, perché, se i tempi sono così ristretti da mettere mano ad un articolato provvedimento che riguarda il bilancio, forse era più giusto e più agevole provvedere con legge ordinaria, visto e considerato che una legge di modifica costituzionale ovviamente porta, necessariamente, ad una dilatazione dei tempi: sono previste quattro letture e tra le due letture, dopo aver completato il passaggio tra Camera e Senato o viceversa, ci vogliono altri sei mesi per riprendere la lettura e andare verso la fase definitiva e conclusiva del provvedimento di modifica costituzionale.

Allora non c’è dubbio, signor Presidente, che questo è l’interrogativo che mi pongo, ma l’interrogativo e la preoccupazione sono venuti fuori proprio dal lavoro delle Commissioni stesse e dal lavoro dei colleghi relatori, quando nell’articolo 81 si è passato su una serie di definizioni, perché si doveva tenere presente la situazione di crisi, i cicli economici e i livelli essenziali dei servizi – che certamente sono importanti e fondamentali – e quei diritti che sono insiti nella Costituzione e certamente non possono essere violati.

E poi ci sono anche delle storie del passato, perché in un certo momento di crisi e di difficoltà c’è bisogno anche dell’indebitamento per fronteggiare le situazioni di carattere economico e qui si fa riferimento al verificarsi di eventi eccezionali. Ma quale sono gli eventi eccezionali? Chi registra gli effetti eccezionali? Chi certifica gli effetti eccezionali? Chi delibera gli effetti eccezionali? Certamente sarà il Parlamento, poi si è discusso se a maggioranza qualificata o meno. Inoltre, gli eventi eccezionali sono comunque condizionati da una valutazione di carattere politico che può essere restrittiva, che può essere elastica, ma che certamente nasce dalla discrezionalità e rischia di non legarsi profondamente al dato economico, ma partire ed avere anche la sopravvenienza di una valutazione politica di carattere complessivo, che molte volte si può anche discostare – o spesso si discosta – dai dati di carattere prettamente economico.
Poi c’è un altro aspetto su cui voglio ovviamente marcare qualche mia perplessità – e lo dico ai colleghi che sono adusi vivere nella dottrina ed essere portatori di dottrine – e cioè come si può pensare di immaginare l’avvio di una rivisitazione di carattere costituzionale dell’articolo 81 partendo dallo Stato? Un principio costituzionale dovrebbe far riferimento alla Repubblica che è costituita dallo Stato, dalle regioni, dai comuni e dalle aree metropolitane giusto il Titolo V e l’articolo 114 modificato dalla legge 18 ottobre del 2001, n. 3, tanto per intenderci e per capirci. Ma si può considerare lo Stato, soltanto lo Stato?

Poi c’è tutta la problematica di rendere armonioso, per quanto riguarda il controllo del bilancio, il coinvolgimento delle regioni, il coinvolgimento dei comuni e il coinvolgimento delle aree metropolitane e devo aggiungere che è doveroso fare riferimento in questo momento alla legge sul federalismo fiscale che questa Camera ha approvato – e certamente non l’ha approvata il mio gruppo – la legge 5 maggio 2009, n. 42, che pone anche dei problemi per quanto riguarda i temi che si inseriscono sull’argomento del pareggio del bilancio.

Allora certamente si deve considerare lo Stato; e le regioni? Per quanto riguarda le regioni bisogna certamente procedere ad un’armonizzazione – e mi rivolgo anche al professor Giarda – con riferimento alle loro competenze primarie e come si fa? Bisogna certamente rivedere anche gli articoli 117 e 119 della Costituzione. Sono stato sempre dell’avviso che bisognerebbe affidare alla Stato – come competenze primarie e non concorrenti – le materie dell’ambiente, della pubblica istruzione e della sanità. Non c’è dubbio su ciò, perché non so come si fa ad armonizzare il bilancio dello Stato per cercare di decurtare le perdite e quindi renderlo armonioso dal momento che la responsabilità, se il principio costituzionale è riferito semplicemente allo Stato.
Ma poi anche il provvedimento, anche il lavoro svolto dalle Commissioni fa queste previsioni attraverso un articolato: l’articolo 1-bis, l’articolo 2, l’articolo 3 e l’articolo 4 che certamente, una volta definito il principio sul pareggio del bilancio sul piano costituzionale ci sono una serie di modifiche di eccezione e di valutazione proprio della legge ordinaria. Non so come si possa concepire tutto questo e questo tipo di articolazione e inserirlo come principio fondamentale della Carta costituzionale. Questo è il dato e queste sono le perplessità.

E debbo dire che il professor Giarda, quando non era Ministro per i rapporti con il Parlamento – e le faccio anche gli auguri di buon lavoro; non vorrei essere nei suoi panni in questo particolare momento, per carità, perché la guardo con grande simpatia e con grande rispetto, signor Ministro – è stato l’unico degli auditi che si è dichiarato a favore della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, di fronte a economisti che sono venuti presso la I e la V Commissione in sede di audizioni.
Ma il professor Giarda sta dando anche un contributo, che ho apprezzato moltissimo, perché va nella direzione di quelle che sono le mie perplessità. Infatti, quando enfatizziamo l’Europa – debbo fare un assunto e aprire una parentesi, che certamente non è di legger tono, non è un’apertura di parentesi tanto per usare delle deviazioni di pensiero o delle devianze dei comportamenti della nostra attività e della nostra iniziativa -, a quale Europa ci riferiamo, visto e considerato che vi è bisogno di un’Europa politica, di politica economica, di una governance dell’economia e di una politica delle finanze? Soprattutto, oggi vi è un dibattito molto forte e molto acceso sulla BCE, che dovrebbe essere l’istituto di riferimento e ovviamente conclusivo di alcuni aspetti e di alcuni dati.

Parliamo dell’Europa, ma dell’Europa abbiamo capito qual è l’impulso, che è stato l’impulso franco-tedesco, il quale ha sempre una vocazione consolare che, per la verità, non è mai venuta meno e, ovviamente, parlare nella Carta costituzionale di vincoli dell’Europa, per noi che siamo partecipi dell’Europa, credo sia soprattutto un’anomalia.
Non voglio qui entrare nel discorso della sovranità del nostro Paese, ma dico che non è certamente un linguaggio che può essere accettato, nella Carta costituzionale, parlare di vincoli dell’Europa. È vero che la primazia e il primato della politica, in questo caso anche della sovranità degli Stati, possono entrare in crisi, ma ritengo che vi sia, per quanto riguarda la Carta costituzionale, un’area che deve essere considerata intangibile, rispetto a quelli che possono sembrare condizionamenti esterni, ma soprattutto valutazioni estranee a quelli che sono, invece, i riferimenti valoriali su cui una Carta costituzionale deve muoversi.

Ritengo, anche, che vi siano anche altri problemi. Parlavo prima degli eventi eccezionali e del «ove necessario». Ma l’evento eccezionale e l’«ove necessario» è anche una contraddizione profonda: se vi è l’evento eccezionale, bisogna capire come si va a certificare l’evento eccezionale. E in merito al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni, credo che vi sia anche un aspetto, un dato che deve essere considerato con molto scrupolo e soprattutto con estrema consapevolezza.
Ritengo che vi siano delle valutazione ulteriori da fare. Ho avanzato anche in Commissione la mia valutazione, certamente considerando anche la situazione particolare in cui versa il nostro Paese. Tuttavia, anche l’eccezionalità e le congiunture di carattere economico, anche a livello di politica internazionale, non posso certamente inficiare quella che è la salvaguardia di tutta l’impalcatura della Costituzione. Ritengo che vi poteva essere una legge ordinaria – qualcuno parla di legge rafforzata, e questo ci chiedeva, in fondo, l’Europa – dove potevamo anche fare queste previsioni, ristrutturare il bilancio e le politiche economiche, perché non basta il principio costituzionalizzato sul pareggio di bilancio per risolvere i problemi economici del nostro Paese. Inoltre, potevamo ovviamente pensare ad una delega, così come previsto nell’articolo 40 della Costituzione per quanto riguarda il diritto di sciopero, ma non certamente ad un articolo di rango costituzionale che si è costruito in termini di legge ordinaria.

Non v’è dubbio, signor Presidente, che vi sono delle valutazioni – come dicevo poc’anzi -, sul piano politico, di opportunità. Dopo di me parlerà l’onorevole Mantini, che svolgerà un discorso strutturato, come sa far lui, in termini di maggiore puntualità e di maggior efficacia anche sul piano di ordine costituzionale e di ordine economico, come vi saranno anche altri colleghi del mio partito, membri della V Commissione, che, così come hanno fatto in Commissione, daranno anche in Aula un contributo.

Certamente, quando si pone mano ad una materia come questa, bisogna anche vedere quali siano gli effetti non soltanto sul piano economico, ma anche quelli che riguardano il principio della sovranità e la politica, perché non sono ininfluenti rispetto all’economia e ai percorsi che un Parlamento è chiamato a svolgere.

Sono dati di riferimento che dobbiamo ben tenere presenti perché, nel momento in cui si fanno delle scelte, queste ultime condizionano e influiscono sull’atteggiamento, sul futuro e sul progresso dell’attività parlamentare e dell’attività politica all’interno del nostro Paese.

Rimangono in piedi i quesiti a cui facevo riferimento poc’anzi, signor Presidente, che sono importanti e fondamentali. Si era detto anche che si doveva porre mano, almeno in questo senso andavano i contributi e alcune proposte di legge sull’articolo 53 della Costituzione, ma si è preferito – questo lo voglio ricordare – porre mano all’articolo 81 della Costituzione.

Concludo, signor Presidente. Il dato su cui vorrei un chiarimento, se fosse possibile da parte dei bravissimi relatori e dal Ministro Giarda che si è assunto l’onere di seguire questa materia, è relativo all’articolo 114 della Costituzione e alla definizione di Stato, regioni, province, comuni e aree metropolitane tra materie concorrenti e materie esclusive dello Stato.

Ritengo che qui vi sia una valvola di sfogo e di sicurezza, perché esistono una pluralità di pubbliche amministrazioni, non soltanto delle autonomie e degli enti locali, che certamente dovrebbero essere ricondotte alle sagge e alle sane politiche.

Di questo si parla e su questo dovremmo basare la nostra sfida, senza un’apparente professione di fede rispetto ad un dato che costituzionalizziamo e poi lasciamo indefinito, dilatandolo nei tempi quando sarà concluso l’iter legislativo. La ringrazio, signor Presidente, anche per l’attenzione che ha prestato.

 

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