Ferrovie: Monacelli, serve adeguata azione istituzionale

(ANSA) – PERUGIA, 24 NOV – Il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, Sandra Monacelli, ha presentato un’interrogazione alla Giunta per sollecitare ‘un’adeguata iniziativa istituzionale, al fine di impedire che l’Umbria rischi nel trasporto ferroviario un ulteriore e dunque totale isolamento, considerate le reiterate scelte di Trenitalia e i tagli operati nel tempo’.

La Monacelli – riferisce una nota della Regione – chiede inoltre se non si ‘ritenga necessario attivare un tavolo di confronto con la presenza dei rappresentanti dei ministeri competenti, della Regione Umbria e di Trenitalia, per rivedere le scelte fin qui operate e promuovere un piano di investimenti per rilanciare il trasporto su ferro nella nostra regione’.

‘Da diversi anni – spiega l’esponente Udc – si registrano numerosi disagi relativi a ritardi, disservizi, soppressione di treni e fermate nelle stazioni ferroviarie dell’Umbria. Il comitato pendolari ternani accusa Trenitalia di essere pronta a sopprimere diversi treni Eurostar, che collegano la nostra regione (via Terni soprattutto, ma anche due Eurostar, via Perugia) con Roma’.

‘La situazione dei collegamenti ferroviari – prosegue Sandra Monacelli – sta registrando un progressivo peggioramento, con gravi disagi per lavoratori e studenti, che sono i principali utenti di un servizio pubblico essenziale. A queste ulteriori disattenzioni verso la nostra regione si accompagna un servizio ai passeggeri sempre piu’ carente, dove tra l’altro questi ultimi spendono ogni anno intorno ai 400 euro per la carta ‘tutto treno’ piu’ un abbonamento mensile regionale di 88 euro, inducendoli ad esporre una vertenza verso Trenitalia’.

Il consigliere osserva inoltre che ‘ulteriori rischi di soppressione, qualora non fossero tempestivamente prevenuti, potrebbero riguardare, come negli anni precedenti, il mantenimento del treno ‘Tacito’, che collega l’Umbria con Milano, aggravando sempre piu’ le condizioni di isolamento regionale. Da rimarcare anche – conclude – che i grandi investimenti non sono mai stati concentrati in maniera omogenea sul territorio nazionale’.










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