Intervento On. Mario Tassone su iniziative normative per la costituzione di unioni di comuni con popolazione inferiore ad una determinata soglia

Signor Presidente, ci siamo trovati di fronte ad una serie di mozioni riguardanti i comuni e le unioni di comuni. Questa è una materia più volte affrontata e scandagliata da parte del Parlamento, sia in questa legislatura sia in altre, dove l’unione dei comuni fu anche un obiettivo perseguito e raggiunto, che doveva economizzare e razionalizzare l’attività dei comuni stessi per quanto riguarda alcuni servizi fondamentali. Sia il decreto-legge n. 78 del 2010, sia il decreto-legge n. 138 del 2011 in questa legislatura hanno affrontato questo tema per quanto riguarda alcune funzioni fondamentali ed essenziali.
Il decreto-legge n. 78 del 2010 affrontava questo tema relativamente ad alcune funzioni. Le funzioni erano sei, due dovevano entrare in vigore immediatamente, le altre quattro erano state rinviate ad altri provvedimenti e quindi procrastinate nel tempo. Le funzioni sono quelle di polizia locale, istruzione, viabilità, settore sociale, territorio e ambiente, amministrazione controllata, contenzioso, come mi suggerisce l’onorevole Carlucci. Credo che le unioni di comuni siano state un momento fondamentale. Il dato che è emerso riguarda il numero degli abitanti. Il decreto-legge n. 78 del 2010 faceva riferimento a diecimila abitanti per quanto riguarda le unioni di comuni, successivamente il decreto-legge n. 138 del 2011 ha fatto riferimento ai comuni da mille a cinquemila abitanti.
Adesso queste mozioni indicano come limite quindicimila abitanti, come criterio per la costituzione delle unioni di comuni. Io ho qualche perplessità su queste mozioni, soprattutto sulle mozioni originarie – parliamo delle mozioni originarie, non dell’accordo raggiunto e della mozione unitaria – perché la previsione di 15 mila abitanti rispetto alle competenze e alle funzioni credo sia una forzatura laddove non esistano le condizioni.
Per quanto riguarda i comuni da mille a cinquemila abitanti, le funzioni e i servizi unici sono un fatto naturale. Per un comune di mille abitanti ritengo che sia un fatto naturale e ovvio avere servizi unici con un comune contiguo di altri mille o millecinquecento abitanti. Credo che il legislatore abbia incoraggiato ad andare in questa direzione, ma poi c’è stato tutto un dibattito in cui questo tema non è venuto fuori. Il codice delle autonomie, che abbiano discusso ed approvato nell’Aula di Montecitorio, che adesso è all’esame dell’altro ramo del Parlamento, ritengo che possa essere anche l’occasione per una ristrutturazione delle autonomie locali, che in passato non si è voluta fare. Noi avevamo posto il tema delle province anche in termini diversi da come sta venendo fuori, che speriamo possa avere anche un’articolazione e una collocazione diversa rispetto ad alcuni annunci che sono emersi in questo periodo di tempo.

Abbiamo avuto anche la legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale, sul quale abbiamo anche svolto una valutazione per quanto riguarda il ruolo delle autonomie locali, il rapporto con le province e con le regioni. Abbiamo anche affrontato questi temi e questi argomenti in sede di discussione del provvedimento di riforma dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, quando abbiamo concentrato la nostra attenzione sul ruolo delle regioni e dei comuni. Un atto di indirizzo parlamentare è certamente sempre importante, anche se nel passato non ha avuto grande successo e soprattutto grandi risultati, né grande incidenza sull’orientamento e sull’attività del Governo.

Ho visto che il Governo si è dichiarato d’accordo sull’accordo raggiunto – scusate la ripetizione – attraverso i gruppi per formulare un unico dispositivo. Il dispositivo unico parla di 15 mila abitanti, ovvero porterà la soglia minima a 15 mila abitanti come dimensione delle forme associative. Possiamo ovviamente anche essere perplessi su questo dato. C’è, tuttavia, un rinvio, per definire i parametri e i criteri geografici, alle regioni, che dovrebbero orientare e definire i criteri di deroga a tale soglia che è stata indicata.
È un dispositivo che raccoglie tutti, anche se ovviamente il primo e il secondo potrebbero essere anche intesi come in contraddittorio, perché subordinando ad un rinvio elimina anche la previsione iniziale. È un orientamento o, se vogliamo, un contributo da parte della Camera, soprattutto rispetto al dibattito in corso in questo particolare momento, anche per rivalutare significativamente il ruolo delle autonomie locali, che va salvaguardato. Oggi, infatti, c’è molte volte un clima particolare rispetto agli organismi di democrazia rappresentativa ed i comuni sono il momento fondamentale ed essenziale di collegamento e di raccordo tra il rappresentante, il territorio e le istituzioni, un’espressione, quindi, del territorio, il momento più alto della democrazia e della partecipazione. Ecco perché io nel passato non sono stato mai d’accordo sulla riduzione dei consiglieri comunali e non sono stato mai d’accordo con l’eliminazione delle circoscrizioni, perché non si risparmiava nulla, anche quando noi abbiamo sostenuto tranquillamente, per quanto riguarda i consigli circoscrizionali, che erano un fatto gratuito.
Come ho detto già prima, sottosegretario Ruperto, per quanto riguarda le province ci siamo espressi contro le province in una visione articolata. Certamente abbiamo anche parlato dell’unione di comuni, abbiamo parlato anche delle aree metropolitane ed abbiamo parlato di quel dettato costituzionale che non ha avuto una grande storia rispetto alle aree metropolitane. Pertanto, questa mozione serve forse per sollecitare e per focalizzare l’attenzione anche del Parlamento e del Paese su dati fondamentali ed essenziali che sono certamente quelli dell’economia per evitare il baratro e per evitare tutto quello che si è detto in questi giorni.

Io non sono un economista, perciò mi affido a chi è più bravo di me e a chi sa le cose meglio di me, che ci dice che dobbiamo votare alcune misure per evitare la fine del nostro Paese, ma non c’è dubbio che sappiamo una cosa, soprattutto che ci viene dalla sensibilità democratica e dall’impegno civile che noi – tutti noi altri – mettiamo giorno per giorno nel rivalutare le autonomie locali come un momento forte di salvaguardia della democrazia e delle strutture delle istituzioni all’interno del nostro Paese.

L’indebolimento dei comuni certamente non porta da nessuna parte, come alcuni effetti di leggi e anche di dettati costituzionali per quanto riguarda l’incompatibilità dei comuni, per cui prima la soglia di 20 mila andava bene ed adesso è al di sotto dei 20 mila abitanti. Io ritengo che questo rappresenti piuttosto una penalizzazione, perché è invalso l’uso dei capi in questo nostro Paese di recepire alcuni articoli giornalistici, dove ovviamente c’è la parola d’ordine di essere comunque contro la casta. E nessuno si illuda: saranno la casta i parlamentari, saranno la casta anche gli amministratori locali. Certamente si rischia, se noi continuiamo con questo andazzo, di rimanere senza casta, ma di rimanere soprattutto senza le istituzioni e senza coloro che svolgono un servizio nei confronti delle istituzioni democratiche. Ritengo che questo sia il pericolo: vi sarà il pericolo economico, il pericolo dell’economia, ma vi sarà anche il pericolo della democrazia e della tenuta democratica all’interno del nostro Paese.

Detto questo, come vedete, anche una mozione, ovvero un atto di indirizzo parlamentare, può essere l’occasione per recuperare un dibattito molto intenso e forte per evitare che discussioni sugli amministratori locali, sulle autonomie locali, sulle province, sulle regioni e soprattutto sul Parlamento, siano confinate e siano appannaggio della stampa o di alcuni quotidiani o giornalisti interessati.

Noi non abbiamo mai fatto un discorso sui giornalisti, ovvero di quanto prendono i giornalisti, alcuni giornalisti in particolare, ma sarebbe ovviamente l’ora di fare anche chiarezza e trasparenza. Questo, infatti, significa mantenere la democrazia, dove tutti i poteri e tutte le espressioni debbono certamente dare conto ai cittadini.

Ritengo che questo sia un momento importante e fondamentale, visto e considerato che dobbiamo approvare una manovra economica pesante. Dobbiamo compensare e fare in modo che vi sia un bilanciamento per rivalutare e riqualificare l’azione democratica, sotto il profilo della partecipazione dei cittadini, salvaguardando ed esaltando le istituzioni che la rappresentano come Parlamento, come amministrazione locale e nelle realtà più varie del nostro Paese.

 

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