Intervento On. Tassone sulle linee generali della manovra finanziaria

Signor Presidente, mi limiterò a qualche considerazione. Certamente non ritornerò sugli argomenti e sui temi già perlustrati con sufficienza da parte dei colleghi che mi hanno preceduto e che sono stati descritti con lucidità questa mattina dall’amico onorevole Ciccanti.

Svolgo semplicemente una valutazione di fondo. Io non ho delle verità o delle certezze: non sono un economista e non sono sufficientemente predisposto ad avere sottomano tutti i temi economici all’interno del nostro Paese.

Si è detto con estrema chiarezza nei giorni scorsi – e questo è vero – che c’era e c’è una situazione gravissima di crisi economica, alla quale bisogna mettere mano attraverso decisioni e attraverso provvedimenti, che sono molto duri e molto pesanti, come sono altrettanto duri e molto pesanti i provvedimenti messi in atto da questa manovra economico-finanziaria.

Quando ci troviamo di fronte a queste vicende ed a queste situazioni, certamente è labile il confine per il mantenimento di alcuni diritti fondamentali di equità, che pur bisogna garantire. È difficile e labile il confine, di fronte anche a principi e diritti difesi dalla Costituzione, in una situazione di emergenza, che bisogna affrontare con decisione.

Ma sarebbe questo – lo dico con estrema chiarezza anche al Governo – un provvedimento insufficiente e che ritornerebbe in tutta la sua negatività, se noi ci fermassimo a questo tipo di provvedimento e di manovra, senza guardare oltre. Se non andassimo verso altri tipi di soluzione, che riguardano la crescita e lo sviluppo, e se ci limitassimo semplicemente a questa manovra, ovvero alle imposizioni che vi sono previste ed ai sacrifici che si chiedono, certamente si perderebbe anche la speranza.

Signor Presidente, il suo atteggiamento era scorretto, era una novità che mi dava ovviamente orgoglio perché quando si perlustrano fatti e sentieri nuovi è sempre importante e di grande rilevanza. Dicevo, signor Presidente, che se questa manovra non fosse accompagnata da provvedimenti di sviluppo e di sostegno della nostra economia sarebbe ovviamente negativa con delle ricadute infauste.

Non c’è dubbio, signor Presidente, che ci sono problemi e temi che riguardano – come più volte è stato richiamato – la giustizia e l’equità ed anche le istituzioni. Si tratta di un provvedimento restrittivo che interviene per quanto riguarda le imposte e la tassazione. C’è una prospettiva – è questo l’interrogativo che mi pongo in questo particolare momento – per quanto riguarda iniziative e riforme strutturali molto più sostenute e molto più complesse ed efficaci di quelle che si evidenziano anche attraverso questo provvedimento? Tutto questo si deve accompagnare certamente ad una riforma e a una rivisitazione complessiva per quanto riguarda il nostro ordinamento e il dato istituzionale all’interno del nostro Paese.

Non ripeterò le cose che ha detto il collega Ciccanti questa mattina quando faceva riferimento al superamento del bipolarismo. Se qualcuno oggi si lamenta che c’è un’insufficienza della politica, certamente c’è. Se abbiamo ben presente quello che sta succedendo sui mercati azionari sappiamo già qual è il destino e la tenuta della Borsa italiana a Milano quando abbiamo già le notizie dall’Asia. E poi quando la Borsa è negativa a Milano, lo è anche in Francia e in Germania. Quindi ci sono delle situazioni impalpabili che ci devono far pensare e riflettere pienamente su chi è assente dall’economia globale ed anche dall’Europa per quanto riguarda i mercati e le vicende economiche e finanziarie, e sul fatto che il Governo abbia il primato sull’economia. Ritengo che questo sia il dato molto forte. Se questo Governo non operasse in un momento di rivoluzione e quindi per far riacquistare fiducia e credibilità alla politica e alle istituzioni, certamente i percorsi sarebbero molto più difficili e molto più disarticolati. Come certamente vi è stato un impegno formidabile da parte dei relatori ma anche da parte dei colleghi delle Commissioni V (Bilancio) e VI (Finanze) che hanno operato anche delle modifiche e che hanno dato una maggiore credibilità e soprattutto raggiunto posizioni ed obiettivi di equità e di giustizia – sono state anche ricordate – per quanto riguarda l’adeguamento al costo della vita, le pensioni e il problema dell’ICI e quindi una rivalutazione e soprattutto una considerazione per le famiglie con figli. C’è stato anche l’aspetto che riguarda alcune vicende sul piano sociale che sono state tenute ben presenti ed hanno avuto delle risposte. Ma tutto questo ha un significato se questo processo e questo lungo discorso aprono ad una prospettiva e soprattutto ad un rapporto fiduciario molto più intenso e molto più vero.
Allo stesso modo, c’è stato, a mio avviso, un aggiustamento che doveva essere determinato per quanto riguarda le province. Noi non siamo per il mantenimento delle province – credo che il nostro partito abbia, più volte, dato un suo contributo e, soprattutto, abbia testimoniato una posizione molto ferma e molto decisa -, ma per noi fare quell’articolato svincolato da tutto il contesto, con qualche sospetto, con qualche perplessità sulla tenuta di un profilo costituzionale, era impervio; era impervio andare in quella direzione.

L’aggiustamento che è risultato dal lavoro della V e della VI Commissione dà una prospettiva, ma la prospettiva non deve essere semplicemente il dato province, ma deve essere una strategia, un disegno che bisogna avere per quanto riguarda una politica delle autonomie. L’altro giorno abbiamo discusso su una mozione che riguarda l’unione di comuni con riferimento alla consistenza della popolazione. Non possiamo noi prevedere il dato delle province in modo diverso rispetto ai comuni e alle aree metropolitane, rispetto a quella che è la sede delle responsabilità distribuite sul territorio. Ecco perché dico che il Governo, oggi, dopo aver approvato questa manovra economico-finanziaria, deve avviare un discorso riferito a quelle strategie importanti e fondamentali che diano sostegno all’attività economica. Una manovra economica non è tale, se non esiste anche il dato delle responsabilità sul piano istituzionale, se non esiste un ruolo sempre più forte da parte del Parlamento, che ha dimostrato di avere. Lo ha rivendicato, infatti, durante il lavoro della V e della VI Commissione, durante il quale i gruppi parlamentari non hanno suggerito, ma hanno dato dei contributi molto forti; non hanno suggerito, tuttavia, il Parlamento dà un contributo molto forte con il sostegno e con gli strumenti della democrazia, essendo depositario della sovranità popolare.
Certo, in questo momento, quando parliamo del Parlamento come riferimento e, soprattutto, come presidio della sovranità popolare, può sembrare qualcosa di anomalo rispetto a quelle che sono le valutazioni. Non staremo qui a difendere – per carità di Dio – i privilegi di una casta; non staremo qui a difendere alcune anomalie che qualcuno ha rilevato. Ma non staremo qui, signor Presidente, a difendere emendamenti che non vengono da quest’Assemblea, bensì da alcuni giornalisti, da alcuni quotidiani, da Stella e da Rizzo, che, certamente, non hanno alcuna legittimità, nessuna autorità morale.
Dobbiamo tornare ad una credibilità del Parlamento, che deve fare i conti con la sua sopravvivenza e con la sua credibilità per onorare nuovamente un rapporto con la collettività e con la società. E se il Parlamento, le istituzioni, la democrazia rappresentativa hanno interrotto questo tipo di rapporto, questo non lo si deve a quest’oggi, a questo mese, a questo Parlamento, ma viene da lontano, quando il popolo italiano decretò la fine dei partiti e la fine della politica e si consegnò ai salvatori della patria. Non abbiamo bisogno di salvatori della patria: la patria si salva, in un Paese democratico, con la sua storia se c’è un trasporto, se c’è un movimento, se c’è una rappresentanza legittima che esprime e raccoglie gli interessi più intimi e più veri.

Bisogna riannodare il rapporto con la collettività e con il territorio. Se manca questo, se manca un Parlamento come presidio delle libertà per evitare quelli che possono essere i processi di disgregazione, in cui, molte volte, predominano le strutture e i gruppi che pur vi sono – strutture e gruppi forti che pur vi sono -, certamente, tutto questo va a vanificarsi. Il Parlamento, infatti, deve essere il momento del bilanciamento, in cui ci si concentra e si discute fra interessi vari, ma, poi, bisogna trovare una sintesi, un modulo e un percorso su cui costruire una prospettiva all’interno del nostro Paese.

Se il Parlamento e se la politica si ritraggono e si piegano su loro stessi, vi sono altre forze che prendono il sopravvento e occupano spazi impropri. Questa sarebbe un’altra storia democratica del nostro Paese. Noi vogliamo ritornare alla storia vera, democratica, del nostro Paese proprio facendo leva su queste cose, ridando fiducia ai cittadini, ridando fiducia alle istituzioni, in un quadro in cui, certamente, il Parlamento non può essere la controparte dei cittadini. Questo è uno sforzo che dobbiamo fare tutti quanti: non possiamo essere l’altra parte, ma dobbiamo rappresentare realmente quello che c’è, il sentir comune all’interno del nostro Paese e della nostra società. Questo è il dato della prospettiva, anche economica, che noi stiamo portando avanti. Questa, ovviamente, è l’adesione che diamo ad un Governo e alla sua manovra nella misura in cui tutto questo, questa cultura e questa prospettiva avanzano, dove c’è una cesura rispetto al passato e dove anche questo Governo ha la responsabilità di aprire una prospettiva di novità e di diversità.
Se non ci fossero le novità e le diversità certamente le piccole manovre o le tasse generalizzate non avrebbero nessun significato, ma la forza di un Governo, sostenuto da una grande maggioranza, sta proprio in questo: avere un consenso del Parlamento e soprattutto una prospettiva, un percorso da costruire e da far costruire ai cittadini.

Un ultimo dato, signor Presidente, è quello dei problemi che esistono per quanto riguarda l’evasione fiscale e per quanto riguarda il Mezzogiorno.

Concludo, signor Presidente, ma mi lasci dire un’ultima cosa anche perché poc’anzi ho subito una piccola interruzione. L’evasione fiscale non è una pura invenzione e i problemi del Mezzogiorno che qualcuno ha detto che saranno affrontati successivamente con un apposito provvedimento sono temi e argomenti che non sono di parte, ma rientrano in una prospettiva del nostro Paese. Secondo quest’ultima i sacrifici di oggi devono trovare una ricompensa con un nuovo percorso e soprattutto con una nuova rivalutazione delle istituzioni e della democrazia come presidio non soltanto di libertà, ma anche dei diritti di giustizia e di equità, diritti inviolabili dei cittadini.

 

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