On. Rocco Buttiglione sull’informativa del governo Monti

Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’Unione di Centro e il Terzo Polo appoggiano, senza esitazione, lo sforzo di risanamento del Governo Monti. Siamo consapevoli della gravità della situazione in cui si trova il Paese e siamo grati a lei, signor Presidente, per i suoi sforzi personali, ma anche per il patrimonio di credibilità culturale e internazionale che lei ha messo a disposizione dell’Italia.
La crisi è profonda. È prima di tutto una crisi morale e di credibilità che coinvolge un’intera classe dirigente. Certo, quando sento in quest’Aula qualcuno che dice che la soluzione di tutti i problemi è stampare moneta, così la distribuiamo a tutti e tutti sono più felici, capisco profondamente la diffidenza degli amici tedeschi contro una classe dirigente che annovera al suo interno persone che hanno una visione così semplificata e barbara di cosa è l’economia di un grande Paese. Tuttavia, anche se la capisco non posso giustificarla.

È venuta meno in Europa la fiducia nell’Italia. Lo spread sul debito pubblico registrato dai mercati è il sintomo di una sfiducia diffusa nella nostra classe dirigente e ho già spiegato anche un po’ il perché. Con qualche ingenerosità molti – ed io fra di essi, lo ammetto – ne abbiamo fatto carico, in modo unilaterale, al Governo Berlusconi. Senza sminuire le responsabilità del precedente Governo, che ci sono e sono gravi, dobbiamo riconoscere che in questa perdita di credibilità nessuno di noi è esente da colpe. La credibilità si recupera solo con uno sforzo corale, che deve coinvolgere tutte le forze politiche e l’intera classe dirigente del Paese.

Le misure che questo Parlamento ha approvato sono forti e incisive. Lo ha detto lei alla Cancelliera Merkel: «l’Italia ha fatto e ancora sta facendo i suoi compiti a casa». Dobbiamo dire con chiarezza, però, che da parte europea la risposta fino ad ora non è interamente soddisfacente. Il meccanismo, che si era in qualche modo delineato per difendere il debito pubblico italiano contro la speculazione internazionale, non sta funzionando bene. La Banca centrale europea non è prestatore in ultima istanza degli Stati. È, però, prestatore in ultima istanza per le banche e ha creato condizioni che permettono al sistema bancario di sostenere il debito pubblico degli Stati. Questo, però, non avviene o avviene solo in modo parziale. Perché? Credo che vi siano tre motivi. In primo luogo, l’offerta di credito della BCE si estende solo a tre anni. Di conseguenza, i tassi di interesse a breve sono caduti, mentre sono rimasti invariati o quasi invariati (in realtà, sono caduti un po’) quelli nel lungo periodo. In secondo luogo, la EBA, la European Banking Association, ha imposto alle banche obblighi di ricapitalizzazione ed obblighi di svalutazione dei titoli di Stato in loro possesso che le scoraggiano dall’acquisto di tali titoli. Su questo bisognerebbe trovare il modo di intervenire.
Ma la ragione fondamentale e la più importante di tutte è ancora un’altra. I mercati guardano con fiducia al suo Governo e questo è uno dei motivi della caduta dei tassi a breve. Tuttavia, non guardano con eguale fiducia alla politica italiana nel lungo periodo e abbiamo visto prima un esempio delle ragioni per cui non hanno tutti i torti a guardare con diffidenza al lungo periodo. Cosa avverrà dopo la fine del Governo Monti? Cosa avverrà dopo le prossime elezioni? La politica del rigore e della responsabilità è destinata ad essere una parentesi, dopo la quale tutto torna come prima? Se così fosse, la sfiducia di lungo periodo nella capacità dell’Italia di svolgere il suo ruolo in Europa sarebbe giustificata.

Dobbiamo tutti essere consapevoli del fatto che la politica di domani non potrà essere la stessa politica di ieri. L’Europa sta scegliendo un modello socio-politico: è la economia sociale di mercato, fondata sul rispetto della regola di mercato e sulla solidarietà. L’economia sociale di mercato significa che il lavoro viene prima del consumo, che il merito deve essere premiato e il demerito deve essere punito, che i furbi non devono prevalere sugli onesti e sui laboriosi e che non vi è lavoro senza competitività. È una rivoluzione del costume ed è una rivoluzione morale. Noi dobbiamo dare all’Europa la certezza del fatto che l’Italia sceglie questo modello e questa scelta verrà confermata anche da chi governerà nel futuro: chiunque vinca le prossime elezioni e qualunque sia la formula politica che governerà il Paese. Non andranno al Governo forze, le quali vogliano aggregare l’Italia al nord Africa, andranno al Governo forze le quali vogliono mantenere l’Italia in Europa. La conflittualità tra le forze politiche, le insofferenze che periodicamente si manifestano, la sensazione che si ha che alcuni aspettino la fine di questa stagione per ricominciare tutto come prima, non aiutano a generare fiducia.

Il Terzo Polo invita il Partito Democratico ed il Popolo della Libertà, l’onorevole Bersani e l’onorevole Alfano a sottoscrivere un patto che dica che la politica della serietà e del rigore, la politica dell’economia sociale di mercato è fatta propria da tutte le forze politiche responsabili e sarà nel tempo continuata e mantenuta con il concorso di tutti. So che a molti in quest’Aula non piace l’idea di una grande coalizione, la stessa parola è tabù, ma io sono notoriamente politicamente scorretto e quindi la pronuncio lo stesso. Un patto di sistema tra le forze politiche, consacrato da una mozione parlamentare, può trasmettere agli alleati ed ai mercati la stessa certezza del futuro che è l’effetto più prezioso di una grande coalizione. Un patto del genere non mette in questione la giusta differenza tra le forze politiche e nemmeno la distinzione tra maggioranza e opposizione, ma sarebbe un impegno comune per il rinnovamento morale della politica, per quella nuova politica che il Paese ci chiede.

Quando sembra che le nubi si addensino sul futuro è necessario aprire con più energia e più coraggio il cammino della speranza. Ha detto una volta un poeta: «Vicino è, ma difficile da afferrarsi, il Dio. Dove però cresce il pericolo, lì aumenta anche la speranza».

 

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