Biotestamento: Binetti (Udc), su fine vita serve diritto chiaro più che mite

(DIRE) Roma, 14 mar. – “Oggi grande scandalo su tutti i giornali per i parlamentari assenti ieri, quando il testo di legge sul Fine vita e’ approdato in Aula dopo un certo numero di peripezie. Uno scandalo fazioso, perche’ in realta’ questa e’ la comune prassi del lunedi’, quando inizia la discussione generale su testi di legge che saranno posti in discussi nei giorni seguenti”. Lo dice Paola Binetti, deputata Udc. “Testi raccolti parola per parola- aggiunge- e recuperabili il giorno dopo in un fascicolo prezioso, che consente una lettura analitica di quanto detto da colleghi di orientamento diverso. Ma a me cio’ che sembra piu’ grave nella giornata di ieri e’ il numero di colleghi che sarebbe voluto intervenire a per i quali e’ stato posto uno stop: questioni di regolamento, ma anche inutile compressione di una esposizione di idee e di valori che, per estensione e profondita’, non si ripetera’ piu’ durante l’intero iter della legge. Il problema non sono i colleghi scarsamente interessati al dibattito, cosa tutta da verificare, come apparira’ chiaramente nei prossimi giorni; il vero problema sono quelli fortemente interessati al tema e che per cavilli burocratici ne sono rimasti esclusi. In parlamento, sul grande tema della vita e della morte, il confronto e’ sempre molto vivace; a tratti aspro e in qualche caso apertamente conflittuale, come quando si vuole porre in dubbio la dignita’ di una vita solo perche’ resta fuori dai comuni canoni produttivi. Non c’e’ una scala per misurare la dignita’ della vita, escludendo alcuni e ponendo altri al vertice di una improbabile graduatoria. E’ il fatto stesso della vita umana che ci riempie di stupore e di ammirazione per la grandezza che ogni uomo rappresenta in se stesso”. “L’enfasi posta in questi giorni sul fatto che l’attuale legge si ispiri ad un diritto mite- continua Binetti- non da’ ragione di cosa sia il diretto stesso. Tutti in realta’ vogliamo un diritto chiaro, prima ancora che mite!, un diritto che eviti gli attuali sconfinamenti nell’ambiguita’. Un diritto che riduca al massimo i problemi emergenti alla interpretazione di quei magistrati, che piu’ che applicare leggi, ne creano di nuove a propria misura e quindi un diritto che offra al medico la possibilita’ di darsi carico della volonta’ del paziente, contestualizzandola rispetto al quadro clinico e a quello tecnico-scientifico. Una legge in cui la volonta’ del soggetto, redatta ora per allora, tenga conto dei fattori di cambiamento che possono intercorrere tra il momento in cui scrive le Dat e il momento in cui diventeranno operative. Una legge che permetta pure di sospendere nutrizione ed idratazione, ma solo nel momento in cui si trasformano in accanimento terapeutico e non giovano piu’ al paziente. Diamo ai colleghi- conclude la parlamentare Udc- la possibilita’ di poter intervenire per migliorare la legge, senza subire ricatti di vario tipo, e loro saranno in Aula a fare il loro dovere, nella piena consapevolezza che vita e liberta’ vanno sempre e comunque difese”