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Biotestamento: UDC, premessa delle Dat è sbagliata, noi contrari a principio autodeterminazione

Il deputato UDC Binetti: non si tiene di stato psicologico del paziente

“Avere affrontato il tema del consenso informato e delle dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari, immaginando un soggetto che esercito il proprio diritto di autodeterminazione, senza tenere conto dei condizionamenti interiori ed esteriori è velleitario, estremamente rischioso proprio per il soggetto che, a conti fatti, potrebbe essere tutt’altro che in condizione di autodeterminarsi”. Così l’onorevole Paola Binetti, deputato in XII Commissione alla Camera, sintetizza la posizione dell’UDC nel dibattito sul ddl sul testamento biologico, approvato la settimana scorsa, “dopo una notte buia e tempestosa in cui l’opposizione per lo più di area cattolica aveva abbandonato i lavori”, racconta. “La salute mentale – focalizza il deputato UDC – è la grande assente: a nullo è valso richiamare l’attenzione dei colleghi su questo aspetto che è centrale nella filosofia del consenso informato. Non parliamo solo di possibili deficit cognitivi – puntualizza Binetti – ma della dimensione emotiva che così profondamente condiziona molte delle nostre scelte e del nostro vissuto. Ansia e depressione – continua – possono condizionare ogni possibile decisione dei pazienti, sia nel momento di scrive le Dichiarazioni anticipate di trattamento che nella fase applicativa”. Basti pensare al caso di un malato psichiatrico vero e proprio che “presenta esperienze psicotiche tutt’altro che irrilevanti, inclusive di allucinazioni, deliri di persecuzione, ecc. di cui la legge attuale non fa menzione”. Tutti elementi che “potrebbero rappresentare un forte elemento distorsivo, sia al momento di redigere le famose dichiarazioni, sia nel momento di pretenderne l’applicazione”, conclude la Binetti.

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