Brenta: De Poli (UDC), dove sono finiti 17,8 mln per tutela falde fiume? Intervenga Governo

“Sul fiume Brenta la Regione, purtroppo, continua a fare orecchie da mercante. I progetti di ricarica della falda, previsti prima dell’inizio dei lavori di scavo, sono finiti nel dimenticatoio ma soprattutto servono le risorse senza quest’ultime l’Accordo di programma per la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee del fiume Brenta diventa carta straccia”. A lanciare il j’accuse nei confronti di Palazzo Balbi è il senatore UDC Antonio De Poli che annuncia un’interrogazione parlamentare al Governo: “All’appello mancano 17,8 milioni: – spiega De Poli – 14,3 milioni sono relativi agli impegni presi in Accordo di programma; altri 3,5 milioni vanno, invece, destinati a Veneto Acque. Secondo De Poli “il fatto che secondo quanto riferito dal referente tecnico della Regione alla Commissione Tecnica, non c’è la disponibilità, allo stato attuale, dei 14,3 milioni di euro necessari per dare corso agli impegni presi dalla Regione per la realizzazione delle opere di ricarica della falda (6 milioni, art. 6, punto 1.d dell’Accordo) e per l’estensione della rete acquedottistica (8,3 milioni, art. 6, punto 1.f), ci dimostra che tale Accordo viene ignorato e i cittadini vengono presi in giro. Non solo, c’è una delibera regionale (la n. 2392 del 16 Dicembre 2014) che prevedeva lo stanziamento di altri 3,5 milioni di euro destinati a Veneto Acque  per l’acquisto del bacino Giaretta per la tutela della falda sotterranea del fiume Brenta. In vista dell’esame in Consiglio regionale della Legge di Bilancio la Regione è chiamata  alla prova del nove: o fa sul serio, rispettando gli impegni previsti con gli Enti interessati, o dimostrerà che gli impegni presi sono solo delle grandi bufale”, chiarisce De Poli. “Investirò della questione il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti affinché intervengano nelle opportune sedi competenti per difendere l’habitat naturale del Brenta e la sua biodiversità”, conclude De Poli.