Ospite questa mattina ad Agorà su Rai 3, il senatore Antonio De Poli, segretario nazionale dell’Unione di Centro, è intervenuto sui temi del caso Rogoredo, della sicurezza nelle città, del blocco delle assunzioni nelle Forze dell’Ordine e della guerra in Ucraina.
Sul caso di Rogoredo, De Poli è stato netto: non esiste alcuno “scudo” per chi indossa una divisa. «Chi sbaglia deve pagare come qualsiasi altro cittadino, ancor di più quando rappresenta lo Stato. Chi indossa una divisa deve avere un’etica e un senso delle istituzioni superiori. Se ha sbagliato, è giusto che venga processato e condannato per quello che ha fatto». Una posizione di fermezza, nel rispetto del lavoro della magistratura e delle indagini in corso.
Sul tema sicurezza, il senatore ha richiamato i dati ufficiali del Ministero e ha evidenziato come il problema affondi le radici nel lungo blocco delle assunzioni che ha interessato per anni le Forze dell’Ordine e, più in generale, tutta la Pubblica Amministrazione. «Per vent’anni il turnover è stato fermo. Oggi molti di coloro che erano stati assunti decenni fa stanno andando in pensione. Ricostruire gli organici richiede tempo. È un problema strutturale che riguarda Comuni, Ministeri, enti regionali e Forze dell’Ordine».
De Poli ha sottolineato come il Governo stia lavorando per invertire la rotta, rafforzando progressivamente gli organici. «Nelle nostre città i cittadini chiedono sicurezza. Non è uno slogan, ma una richiesta concreta. Molte persone hanno paura di uscire di casa: è un dato reale che va affrontato con responsabilità».
Il senatore ha inoltre distinto nettamente il tema sicurezza da altre vicende drammatiche di cronaca, ribadendo che si tratta di ambiti diversi che non vanno strumentalmente sovrapposti. Ha richiamato anche la necessità di garantire maggiore tutela agli operatori sanitari, spesso vittime di aggressioni nei pronto soccorso e negli ospedali.
Infine, sulla guerra in Ucraina, De Poli ha espresso piena condivisione della linea europea: «Le risorse messe in campo sono necessarie per arrivare alla pace. La guerra si sta trascinando troppo a lungo. Il sostegno dell’Italia e dell’Europa all’Ucraina è fondamentale per garantire libertà e stabilità non solo a Kiev, ma a tutto il continente europeo».
L’obiettivo, ha concluso, resta uno solo: «Far sì che l’Ucraina possa tornare al più presto in un contesto di pace e libertà».


