Dj Fabo: Binetti (Udc), no eutanasia e ad accanimento terapeutico

DJ FABO. BINETTI: NO A EUTANASIA E AD ACCANIMENTO TERAPEUTICO (DIRE) Roma, 28 feb. – “La morte drammatica di Fabo dj, un vero e proprio suicidio molto molto assistito, e’ oggi su tutti i giornali. In molti casi alla naturale pieta’, densa di umana comprensione per il giovane divenuto cieco e tetraplegico, dopo un brutto incidente, si mescolano gli improperi verso una politica considerata inetta e incapace di prendere decisioni, soprattutto in temi come la vita e la morte”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, UDC, intervenuta questa mattina a Uno mattina. “Chiarire questo punto di contatto tra le due vicende- prosegue-: la morte di Fabo e le lentezze del parlamento, puo’ aiutare a comprendere meglio cosa stia realmente succedendo. Fin dall’inizio di questa legislatura sono stati incardinati nella Commissione Affari Sociali molti disegni di legge sul Fine vita, alcuni dichiaratamente a favore dell’eutanasia, altri, per lo piu’ la maggioranza, concentrati sul tema delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. Una divisione netta, in cui per altro e’ comunque ravvisabile una sorta di zona grigia, in cui lo stato non puo’ entrare e non deve ne’ punire ne’ assolvere. E’ l’area delicatissima della coscienza di ognuno di noi, laddove matura il proprio giudizio e si prendono decisioni spesso molto importanti per la nostra vita. Ma come e’ chiaro il desiderio di morte non puo’ essere un diritto garantito dalla legge. L’intera Commissione Affari sociali scrivendo il testo base della nuova legge sulle DAT e emendandolo tra divergenze e convergenze, ha sempre detto no all’eutanasia, no al suicidio assistito, no all’accanimento terapeutico”. “Fabo e’ morto perche’ qualcuno lo ha voluto aiutare a morire in fretta- dice ancora Binetti-, assumendo un cocktail di farmaci non ancora ben noti. Essendo cieco e tetraplegico qualcuno ha dovuto avvicinare alla sua bocca, perche’ lo mordesse, lui e non altri, lo strumento che avrebbe liberato la sostanza che lo ha condotto velocemente a morte. L’attuale legge in discussione alla Camera non lo avrebbe mai consentito. La morte di Fabo e’ stata la provocazione voluta dai radicali per rimettere la morte al centro del dibattito pubblico, creando il dibattito confuso e pasticciato che sta emergendo in queste ore”. “La spettacolarizzazione della sua morte- sottolinea- non facilita affatto la approvazione della legge attualmente in discussione, considerata troppo leggera, ma rivela la strategia di chi pretende una legge direttamente ed esplicitamente aperta all’eutanasia. E questo obbliga il legislatore ad agire ancor piu’ con prudenza. Sarebbe drammatico se un fraintendimento di quanto accaduto a Fabo, spingesse a credere che a legge approvata, in Italia diventa possibile, in modo automatico, ricorrere al suicidio assistito, o piu’ precisamente all’omicidio del consenziente. Noi torniamo a dire un no convinto sia all’accanimento terapeutico che all’eutanasia e pretendiamo che la legge registri questi due punto determinanti. Il caso di Fabo mostra al di la’ di qualsiasi dubbio quanto sia necessaria questa precisazione”.