Dl Terremoto: Binetti (Udc), persa chance per nuovo modello ricostruzione

Roma, 23 mar. – “In aula il disegno di legge di conversione del decreto sul sisma e sulle misure a sostegno delle popolazioni terremotate: molte cose buone, ma molta troppa burocrazia, alimentata da una cultura del sospetto che porta ad ingigantire le misure di controllo fino a sfigurare le motivazioni originarie. Le vittime corrono il rischio di apparire o come soggetti fragili ad alto rischio di manipolazione o, non si sa se peggio ancora, come soggetti furbi che vorrebbero e potrebbero lucrare sulle proprie disgrazie per trasformarle in opportunita’ eccessive. In un caso e nell’altro l’obiettivo prima ancora che ricostruire e’ vigilare; prima ancora che investire e’ risparmiare; prima ancora che collaborare e’ controllare. C’e’ tutto il peso di storie vecchie di terremoti e di dissesti non ancora risolti e diventati oggetto di speculazioni drammaticamente incapaci di affrontare le situazioni concrete con una ricostruzione efficace. E’ il peso della consapevolezza di quanto incomba su tutto il nostro sistema la corruzione, sia in termini di costi economici che in termini di diffidenza sociale. E’ un disegno di legge emblematico per descrivere la condizione del paese oggi”. Lo Paola Binetti, deputata dell’Udc, che continua: “C’e’ una instabilita’ diffusa che si tocca con mano in questi giorni, soprattutto a Roma e soprattutto se si pensa a 60 anni fa. Appena usciti da una guerra devastante, decisamente piu’ poveri, ma ricchi di una speranza verso il futuro e di una fiducia reciproca decisamente piu’ forti di quanto non accada oggi. L’Europa appariva un sogno positivo, il cosiddetto miracolo italiano dava i suoi frutti in termini di benessere diffuso e di creativita’ individuale e istituzionale. La corruzione, se c’era, era a livelli minimi e costituiva un forte stigma sociale, per cui niente e nessuno pensavano di poterla giustificare, ne’ tanto meno di poterla considerare come un male necessario. Era una piaga da estirpare perche’ danneggiava oggettivamente l’intera societa’. Il controllo sociale sulla corruzione rappresentava un forte deterrente e non c’era bisogno di investire risorse, controlli a complessita’ crescente, allungando la catena dei controllori fino a moltiplicare i nodi critici della potenziale complicita’ o della inevitabile deresponsabilizzazione”. Per Binetti “il ddl sul sisma avrebbe potuto rappresentare un modello nuovo non solo di ricostruzione antisismica ma anche di ricostruzione morale di un paese ferito e sempre piu’ smarrito. E anche per questo esposto al vento di populismi di destra, di sinistra e dei Cinquestelle, che ancora non e’ chiaro da che parte stiano, ma certamente non al centro”.