FECONDAZIONE. BINETTI (AP): LUCI ED OMBRE IN SENTENZA CONSULTA

(DIRE) Roma, 12 nov. – “Cominciamo dalla affermazione che riprende e conferma l’articolo 1 della legge 40: L’embrione, infatti, quale che sia il piu’ o meno ampio riconoscibile grado di soggettivita’ correlato alla genesi della vita, non e’ certamente riducibile a mero materiale biologico. E’ il punto cruciale della legge 40, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Lo afferma in una nota Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc) che, 10 anni fa in qualita’ di presidente del Comitato Scienza & Vita, difese la legge 40, da quanti volevano abolirla in toto o almeno nei suoi elementi fondativi. “La Consulta ricorda che una sentenza del 2009 aveva gia’ riconosciuto il fondamento costituzionale della tutela dell’embrione, suscettibile di ‘affievolimento’, solo in caso di conflitto con altri interessi di pari rilievo costituzionale, come il diritto alla salute della donna. In questo caso pero’ non si vede in che modo il rischio che l’embrione sia portatore di una qualche patologia leda altri diritti a parte il suo diritto alla vita, fondamento di ogni altro diritto. La sentenza riafferma il diritto dell’embrione a continuare a vivere, sia pure in forma congelata, proprio perche’ non si tratta di mero materiale biologico, ma di un soggetto con una sua specifica dignita’. L’attuale sentenza riafferma il divieto alla soppressione degli embrioni frutto di fecondazione assistita, perche’ secondo la Corte Costituzionale, la malformazione dell’embrione non ne giustifica, solo per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani. Il secondo punto interessante e positivo di questa sentenza: la potenziale malformazione dell’embrione, la sua possibile malattia, non giustificano la sua soppressione, ma consentono il suo non-impianto, ossia la sua selezione. Come dire: non puo’ essere eliminato, ma non per questo ha diritto a vivere la sua vita, come gli altri. E’ l’intrinseca contraddizione della sentenza, che mentre da un lato apre alla selezione di evidente matrice eugenetica, dall’altro non ne trae tutte le conseguenze possibili, per cui il diritto alla vita di un embrione sospettato di essere malato si riduce alla crioconservazione in attesa di tempi migliori. In realta’ il sospetto che attraversa tutta questa sentenza e’ che ancora una volta ci si trovi davanti ad un lavoro in progress, per cui chi oggi non ha diritto a vivere una vita piena, domani potrebbe essere assegnato a far da cavia a futuri esperimenti scientifici. E’ dal tempo del settimo programma quadro che una parte degli scienziati cerca di mettere mano agli embrioni per farne oggetto di ricerca- spiega Binetti- riducendo la soggettivita’ dell’embrione di cui parla questa stessa sentenza a un semplice escamotage. Infatti, mentre afferma che la soppressione dell’embrione malato non troverebbe giustificazione con la tutela di nessun altro interesse, rimanda ad una successiva udienza presso la Corte Costituzionale prevista per marzo del prossimo anno, la possibilita’ di destinare gli embrioni non idonei per una gravidanza alla ricerca scientifica. Quindi, mentre cresce la sensibilita’ che vieta la sperimentazione sugli animali, l’embrione umano viene ridotto non a mero materiale biologico, ma a soggetto-oggetto su cui in un prossimo futuro si potrebbero fare tutte le sperimentazioni possibili, non avendogli mai riconosciuto il diritto ad esprimere il suo consenso informato. Vigileremo con grande attenzione su questo rischio incombente non solo sull’embrione ma su tutta l’umanita’”, conclude.