FECONDAZIONE. BINETTI (AP): SENTENZA CONSULTA INQUIETANTE

SI DECRETA DIRITTO A SOPPRIMERE VITA (DIRE) Roma, 11 nov. – “Inquietante la sentenza con cui oggi si decreta il diritto a sopprimere una, cento, mille vite, sulla base di un sospetto diagnostico, che puo’ essere tanto vago e generico, da creare un’area di vacanza totale di diritti per gli embrioni”. Cosi’ in una nota Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc). “Quanti falsi positivi forniranno la scusa per eliminare embrioni che sembrano imperfetti e, quindi, non possono essere accolti tra di noi. In un tempo di lotta alla violenza e alla discriminazione, come e’ quello che stiamo vivendo, l’embrione resta l’unico soggetto su cui si puo’ scaricare qualunque tipo di aggressivita’, cercando nel contempo di convincerlo che e’ per il suo bene. È un altro pezzo della legge 40 che viene scardinato- osserva Binetti- secondo un piano di ostruzionismo distruttivo, che una parte della magistratura ha messo in atto fin dal primo momento, sostituendosi sia alla volonta’ parlamentare che alla volonta’ popolare. A base di sentenze, e sul parere di uno e un solo magistrato, si manda al macero una disposizione di legge approvata a larga maggioranza, ma invisa ad una certa sinistra che per la prima volta venne sconfitta, sia in Aula che in piazza”. “Il paradosso di questa sentenza- aggiunge la parlamentare di Ap- e’ la conflittualita’ che si apre tra il progresso della scienza e della tecnica, che scoprono ogni volta di piu’ come diagnosticare le malattie genetiche, e la volonta’ di morte che caratterizza le decisioni che ne conseguono. Piu’ scienza e piu’ tecnica, piu’ possibilita’ di porre diagnosi, ma con l’aumento di queste ultime che non potranno piu’ essere verificate seguono anche piu’ morti, perche’ i rischi per l’embrione crescono. Eppure tutti sappiamo come possa essere facile sbagliare una diagnosi soprattutto nelle primissime fasi della vita, sulla base di una e una sola cellula embrionale. Auspichiamo che molti medici e biologi impegnati nella ricerca in questo campo possano presto dare vita ad una scienza al servizio della Vita- conclude Binetti-, una scienza che riesca non solo a diagnosticare ma anche a curare e quindi non spaventi a tal punto i futuri genitori da renderli complici della morte del proprio bambino”.