Governo: Binetti (Udc), Pil cresce, la cura Draghi fa bene al Paese

(DIRE) Roma, 1 ago. – “Il Semestre Bianco è ormai arrivato con il suo carico di problemi ancora non del tutto evidenti al grande pubblico, ma presentissimi nella dialettica politica, soprattutto a livello parlamentare. L’inaspettata, forse, crescita del PIL nel secondo trimestre con risultati migliori di quelli ottenuti da Germania e Francia, ma anche dalla Spagna e dagli altri Paesi europei, mostra al di là di ogni altro ragionevole dubbio che la Cura Draghi fa bene al Paese, incrementando quel famoso fattore di sviluppo, immateriale ma concreto e tangibile, che si chiama Fiducia. Il Paese si fida di Draghi, l’Europa si fida di Draghi e dopo la Merkel che governa la Germania e l’Europa da oltre 20 anni, al secondo posto c’è lui, che pure è al governo del Pese da pochi mesi. Il Paese si fida di Draghi, nonostante la pandemia vada verso un nuovo picco; i miliardi europei non sono ancora arrivati; le riforme strutturali non sono ancora partite, quella della giustizia sembra arrivata al foto finish, ma deve fare ancora il suo ultimo passaggio alla Camera e poi approdare in Senato. Tutti i dossier strategici ad elevata densità di rischio sono ancora tutti sul tavolo del Premier e su quello del Ministro dello sviluppo economico Giorgetti. Alitalia, Ilva, Autostrade, per citarne solo tre particolarmente rilevanti, senza dimenticare MPS, strategica anche ai fini della possibile elezione di Letta a Siena, e le numerose aziende che stanno licenziando via e mail. I problemi sembrano tutti ancora in attesa di soluzione, e, ciò nonostante, la fiducia in Draghi cresce o per lo meno resta stabile e garantisce a questo governo almeno altri sei mesi di intensa operatività. E se le cose andassero davvero bene i mesi potrebbero diventare 18, orizzonte interessante per fare le cose di cui si sta parlando, senza accontentarsi di enunciarle soltanto”. Lo afferma la senatrice Paola BINETTI, UDC, che continua: “L’Effetto Draghi a Palazzo Chigi funziona e se potesse sommarsi all’effetto Mattarella, ancora per un mandato al Quirinale, il Paese ne guadagnerebbe in stabilità e sviluppo. Verrebbe meno l’effetto incertezza che tutti i singoli partiti, nessuno escluso, suscitano in questa fase di reciproco posizionamento più ai danni degli alleati che degli avversari. La stessa Meloni, in pole position quanto si vuole, ma umiliata dal recente smacco per le elezioni in RAI, sta di fatto attendendo una congrua riparazione, come le è stato promesso. Salvini continua a discettare dal Papeete come un vero e proprio tribuno del popolo; ma sa bene che la alternativa da cui guardarsi non è la Meloni, al Nord c’è una strana e stretta alleanza tra i tre presidenti di Regione: Zaia, Fedriga, Fontana che guardano a Giorgetti come alternativa di governo, serio e meno demagogico; tutt’altro che amico delle piazze e delle sparate, è un fedele alleato di Draghi e un perfetto ministro del suo governo, pragmatico ed efficiente”. “Ma è nel M5S che sono in ebollizione i più grossi fattori di trasformazione- sottolinea BINETTI- e che per contrasto denunciano una perdita secca di fiducia da parte dell’elettorato. E Conte non sa chi sono i Grillini della prima ora, quelli che sono stati votati in maniera inaspettata con percentuali che non si vedevano da tanto. Ma il Conte ex premier che spasima dalla voglia di tornare a fare il Premier, perché non conosce nessun altro aspetto della politica o del parlamento: è stato preso e messo lì in alto, che più in alto non si può, da dove ha governato con i suoi DPCM settimanali presentati in diretta Tv, a telegiornali riuniti, nell’ora del massimo ascolto, ignorando il Parlamento e le sue naturali prerogative costituzionali”. “Ma nemmeno dal Pd arrivano segnali di fiducia, con un Letta del tutto disallineato rispetto al percorso fatto finora dal Pd e in lotta continua con tutti gli altri leader per ritagliarsi un posizionamento forte, che faccia dimenticare i lunghi anni in cui aveva scelto di fare il professore, dichiarandosi estraneo alle vicende italiane. Un ritorno il suo, ancora non del tutto capito, né metabolizzato dagli altri Leder Pd, che invece in questi anni avevano lottato per posizionare un Pd, in calo continuo di consensi. Per ora nessuno, né a Destra né a Sinistra, sembra avere il carisma del vero e proprio Federatore nell’area di sua competenza. E Draghi, in poco tempo ha occupato uno spazio di fiducia e credibilità che sembra l’unica vera garanzia per il Paese”.