GRECIA: BUTTIGLIONE, IMPOSSIBILE MONETA FORTE CON SPESA IN DEFICIT

Roma, 16 lug. (AdnKronos) – “A leggere le reazioni italiane alla crisi greca e l’ondata di sentimenti antitedeschi sembra che buona parte della classe dirigente italiana abbia sottoscritto i trattati istitutivi della moneta unica senza leggerli. Infatti, l’euro è una moneta forte e per stare in un sistema monetario forte non si possono fare politiche della spesa in deficit: non si possono spendere i soldi che non si hanno. Tutt’al più si può chiedere flessibilità per brevi periodi, per fare fronte a circostanze straordinarie, ma non si può mettere in discussione questo obiettivo fondamentale senza distruggere l’euro”. A dirlo è Rocco Buttiglione, vice presidente dei deputati del gruppo Area Popolare. “La Germania – prosegue il parlamentare – ha rinunciato al marco a condizione di ricevere in cambio una moneta altrettanto forte. Molti stati europei più poveri della Grecia (e molto più poveri dell’Italia) hanno fatto sforzi straordinari per riformare le loro economie in modo da stare dentro una moneta forte. È stato durissimo: hanno dovuto azzerare la spesa clientelare, ridurre la burocrazia che gestisce lo stato assistenziale, tagliare la spesa pubblica, ridurre il peso della pubblica amministrazione. Ne è valsa la pena: hanno avuto una crescita sostenuta per molti anni ed oggi sono usciti dalla povertà e si sono guadagnati un meritato benessere”. “Questi stati, e non solo la Germania, non vogliono pagare per permettere ai greci di continuare con il loro vecchio modello. Solidarietà in Europa significa aiuto per cambiare modello, non può significare aiuto per restare nel vecchio modello”, spiega l’esponente di Ap. – “Se qualcuno nell’euro ci è entrato per sbaglio può sempre uscirne ma anche in quel caso non riuscirà a tornare al mondo di ieri, quello in cui la spesa pubblica in debito trainava la crescita. Nell’economia globalizzata di oggi – conclude Buttiglione – quel metodo non funziona più. Non è un caso che il presunto carceriere della Europa prigione dei popoli (Schäuble) lasci aperta la porta della prigione mentre il presunto prigioniero (Tsipras) si rifiuta di varcarne la soglia e di scegliere la libertà”.