Oggi in Senato sono intervenuto in dichiarazione di voto sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
In un momento storico segnato da guerre, instabilità internazionale, tensioni geopolitiche e nuove fragilità economiche e sociali, l’Europa è chiamata a compiere una scelta di maturità: essere davvero protagonista, parlare con una sola voce, rafforzare la propria capacità politica e costruire una visione strategica all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.
Ho richiamato in Aula le parole di Papa Leone XIV: «Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale. La pace è un’esigenza morale, un’aspirazione politica che si fonda sul rispetto del diritto internazionale».
Sono parole che richiamano tutti alla responsabilità. La politica estera è una questione seria. Per questo è necessario abbassare i toni della propaganda e alzare quelli della responsabilità, preservando e rafforzando i rapporti con i nostri partner e alleati, al di là degli schieramenti politici e dei governi in carica.
In questo quadro, l’Italia sta dimostrando stabilità, autorevolezza e credibilità. La solidità del Governo Meloni rappresenta oggi un elemento di forza nel panorama europeo e internazionale. In una fase caratterizzata da instabilità politica e fragilità istituzionali, il nostro Paese può svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione di una nuova stagione europea.
Il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno si inserisce in una sequenza di appuntamenti internazionali decisivi, dopo il G7 di Evian e prima del vertice NATO ad Ankara. È una fase in cui l’Europa deve definire con chiarezza la propria visione strategica.
Servono meno burocrazia e più capacità politica. Servono più unità, più decisioni, più responsabilità.
Come UDC sosteniamo da sempre la necessità di superare il principio dell’unanimità nelle decisioni europee e di costruire un’Unione capace di parlare con una sola voce. È una scelta oggi ancora più urgente, soprattutto in vista di un possibile tavolo negoziale per la pace in Ucraina.
Sarebbe impensabile escludere l’Europa da qualsiasi percorso diplomatico. Non solo perché l’Europa è stata tra i principali sostenitori dell’Ucraina, ma perché la sicurezza dell’Ucraina coincide con la sicurezza dell’intero continente europeo.
Questa guerra riguarda tutti noi.
Per questo riteniamo importante che l’Europa sappia esprimere una figura di mediazione autorevole, capace di dialogare alla pari con Washington, Mosca e Kyiv e di difendere gli interessi del continente.
Per affrontare questa prova di maturità dobbiamo recuperare lo spirito dei Padri fondatori. Alcide De Gasperi ci ricordava che, se l’Europa si fosse limitata a costruire soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore, avrebbe rischiato di apparire come una sovrastruttura fredda, lontana e forse oppressiva.
Parole oggi più attuali che mai.
Il Governo italiano, guidato dal Presidente Meloni, ha affrontato questa fase con equilibrio e senso delle istituzioni, mantenendo una linea internazionale coerente e un sostegno chiaro all’Ucraina. È una direzione che va rafforzata, aumentando la cooperazione europea e costruendo strumenti comuni utili a garantire la sicurezza futura del nostro continente.
Anche sul processo di allargamento dell’Unione europea serve equilibrio. L’Europa deve dare un segnale di attenzione al popolo ucraino, tenendo conto però anche del percorso già avviato da altri Paesi candidati. Per noi resta centrale anche il tema della piena integrazione europea dei Balcani, una questione di grande importanza politica e strategica.
Sul cosiddetto vertice dei Volenterosi di Londra la riflessione è chiara: il problema non era l’assenza della bandiera italiana, ma la mancanza della bandiera dell’Europa.
Mancava una rappresentanza politica dell’Unione europea, dei suoi 450 milioni di cittadini e dell’impegno che l’Europa ha garantito all’Ucraina fin dall’inizio del conflitto.
Per questo condividiamo la linea del Governo: servono meno riunioni ridondanti, meno formati variabili e più compattezza europea. Il punto non è moltiplicare i tavoli, ma capire se questi strumenti servano davvero a promuovere unità oppure se rischino di produrre solo divisioni politiche.
Il formato più efficace resta quello che vede protagonista l’Unione europea, in coordinamento con Stati Uniti, NATO e partner del G7, per assumere un ruolo attivo nel processo di pace e nella definizione della futura architettura di sicurezza continentale.
Anche in Medio Oriente assistiamo a una crescente escalation, con la guerra tra Israele e Iran. Il nostro auspicio è un rapido ritorno alla via diplomatica e al negoziato. Quando parliamo di guerra, non parliamo mai soltanto di equilibri internazionali: parliamo di persone, famiglie, vite spezzate.
Questa crisi ha anche effetti diretti sulle nostre economie, in particolare sul costo dell’energia. È stato positivo l’impegno del Governo nel confronto con le istituzioni europee per ottenere strumenti a sostegno di famiglie e imprese e per contrastare gli effetti del caro energia.
Il dialogo costruttivo con l’Europa ha consentito all’Italia di raggiungere risultati significativi, tra cui importanti margini di flessibilità utili a sostenere il sistema produttivo e a proteggere il potere d’acquisto delle famiglie.
La vera sfida oggi è proteggere il ceto medio italiano.
In questo quadro si inserisce anche il tema della casa. L’emergenza abitativa non riguarda più soltanto le fasce più fragili, ma coinvolge giovani coppie, lavoratori, famiglie e una larga parte del ceto medio. Per questo il diritto alla casa deve tornare al centro dell’agenda politica nazionale ed europea.
Altro tema cruciale del prossimo Consiglio europeo sarà la sicurezza. La sicurezza europea è una responsabilità collettiva e richiede la costruzione di una vera difesa comune europea. Difendere l’Europa significa difendere il DNA della nostra civiltà.
Sulla crisi energetica serve una risposta comune e coraggiosa. Sulla competitività serve un piano europeo per la crescita, l’innovazione e la sovranità tecnologica. Ma tutto questo non può avvenire a spese della PAC, della pesca, dell’agricoltura e dei fondi di coesione destinati ai territori.
Sul tema migratorio, il Governo italiano ha contribuito a cambiare l’approccio europeo. C’è chi parla di “remigrazione” e chi immagina scorciatoie propagandistiche. Siamo distanti anni luce da questa impostazione.
La risposta è governare il fenomeno migratorio, con serietà, responsabilità e concretezza. È questa la strada che l’Italia sta seguendo.
Condividiamo anche il richiamo del Presidente Meloni alla lotta contro il traffico di droga, perché significa proteggere il futuro di una generazione esposta al rischio di nuove forme di fragilità e marginalità.
Così come riteniamo giusto muoversi per tempo rispetto al rischio Ebola. Dopo l’esperienza del Covid, sappiamo bene che la prevenzione non è allarmismo, ma responsabilità. Le emergenze si affrontano prima che arrivino, non quando è già troppo tardi.
Sulla politica estera europea serve dunque un’Europa capace di agire da protagonista.
L’Italia può svolgere un ruolo fondamentale in questo percorso. Grazie alla sua stabilità politica, alla solidità della sua azione di Governo e alla capacità di dialogare con l’Europa e con i partner internazionali, il nostro Paese può contribuire a rafforzare l’Unione e a renderla più vicina alla visione dei suoi Padri fondatori.
Un’Europa dei popoli e non solo dei mercati.
Un’Europa dei cittadini e non dei burocrati.
Un’Europa più forte, più autorevole, più capace di difendere pace, libertà, sicurezza e sviluppo.
Per queste ragioni, in Aula, ho espresso il voto convintamente favorevole del gruppo UDC – Civici d’Italia – Noi Moderati – MAIE alla risoluzione della maggioranza.
Il Governo Meloni ha tutte le carte in regola per essere promotore di una nuova stagione europea, rafforzando il ruolo dell’Italia e lavorando per un’Unione più forte, più politica e più vicina ai cittadini.
Senatore Antonio De Poli
Segretario Nazionale Unione Di Centro
INTERVENTO IN AULA


