Ucraina: Cesa, far prevalere egoismi nazionali sarebbe fatale per UE

“Oltre dieci milioni di Ucraini hanno abbandonato le loro case, migliaia di morti, fosse comune, una immensità di bambini che non sognano più. Questa è la guerra di Putin. Di fronte a questa terribile invasione l’Europa ha saputo reagire in modo compatto”. Lo ha detto il segretario nazionale UDC, Lorenzo Cesa, durante la dichiarazione di voto sulle mozioni riguardanti il conflitto russo-ucraino. “Io appartengo a una generazione fortunata che ha goduto della pace per quasi ottant’anni, ho visto la ricostruzione del nostro Paese, ho assistito alla caduta di Berlino e ho sperato di non vedere più muri nè sofferenze”, aggiunge Cesa. “In questi giorni, dopo la liberazione di parte del territorio ucraino, i russi hanno deciso di approfittare del generale inverno ricorrendo a massicci bombardamenti sulle centrali di luce e gas nel tentativo di stremare la popolazione. Dobbiamo sollecitare l’Unione Europea a non far prevalere sul piano economico egoismi e tatticismi nazionali perché accantonare ora la solidarietà nei confronti degli ucraini sarebbe un errore fatale. Il voler fare da soli non solo ci riporterebbero indietro nel tempo ma per questo il gruppo di Noi Moderati voterà favorevolmente alla mozione della maggioranza”.

Intervento integrale:

La guerra in Ucraina non è un conflitto locale, è una guerra di libertà che coinvolge tutto il mondo, ma, soprattutto, noi europei.

Per questo riteniamo che l’unica scelta percorribile per il nostro Paese sia quella dell’indiscussa vicinanza al popolo ucraino, in conformità agli accordi e alle alleanze internazionali di cui l’Italia è parte integrante da sempre, ed al solo fine di proteggere un paese aggredito nel totale dispregio delle norme di diritto internazionale.

L’Italia, come sancisce in maniera inequivocabile la nostra Carta Costituzionale, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, ma non può, non vuole e non deve rimanere estranea al grido di dolore che si leva da chi senza alcuna colpa subisce attacchi, lutti, violenze e sofferenze inauditi.

La storia ci ha insegnato come tollerare violazioni gravissime del diritto internazionale non ha mai evitato l’allargarsi dei conflitti!

Conflitti che oggi, purtroppo, avvengono di nuovo nel territorio europeo.

Ad esso associamo un invito al governo a continuare ad esercitare, nel rispetto delle linee individuate a livello internazionale, ogni iniziativa volta a ricercare al più presto una sospensione del conflitto, per evitare ulteriori spargimenti di sangue.

In quest’ottica si ritiene ovviamente necessario adeguare le spese per la difesa al 2% del prodotto interno lordo, come auspicato nel documento.

Onorevoli Colleghi, sappiamo tutti che oltre 10 milioni di ucraini hanno abbandonato le proprie case e che metà del territorio ucraino è privo di luce e di riscaldamento, con temperature che sfiorano i meno 10 gradi.

Migliaia di morti, centinaia di fosse comuni, bombardamenti indiscriminati; questa è la guerra voluta da Putin sulla pelle di migliaia di giovani soldati russi mandati a morire.

Non è vero, oggi lo sappiamo con certezza, che l’Europa non abbia tentato di evitare questa tragedia.

Diversi i tentativi, non ultimo prima della aggressione del 20 febbraio, quelli posti in essere  del Presidente Francese Macron a nome dell’Unione Europea.

Ma di fronte all’invasione l’Europa ha saputo reagire in modo compatto e determinato.

Noi italiani, come i partner europei e Nato, abbiamo offerto il nostro supporto al popolo ucraino, solo per aiutarlo a difendersi.

Signor Presidente, io appartengo ad una generazione fortunata che ha goduto della pace per quasi 80 anni.

Ho vissuto la ricostruzione del nostro Paese dopo le macerie della guerra.

Ho assistito, nel 1989, al crollo del muro di Berlino, come momento simbolo della libertà contro l’oppressione.

Ho sperato dopo la caduta del muro di Berlino di non vedere più  muri, né sofferenze; per questo motivo, mi creda, vivo con rammarico, pur comprendendone le ragioni, l’annuncio del governo finlandese di voler costruire un muro al confine con la Russia.

La storia, come ho detto, ci ha sempre insegnato molto: e noi sappiamo, grazie al sacrificio di migliaia di italiani nell’epopea straordinaria della resistenza e guerra di liberazione, che nulla può convincere un popolo ad arrendersi, se quel popolo è compatto nel voler resistere.

Ecco perché guardiamo e sosteniamo con favore tutte le iniziative volte a non spegnere quella speranza, nella convinzione che non possiamo assistere impotenti, che non possiamo accettare che gli ucraini siano sopraffatti dagli invasori.

Noi vogliamo continuare a sostenere gli Ucraini, perché difendere la libertà non ha un colore politico, e tutti ricordiamo che si tratta di una decisione, peraltro, già presa dal precedente esecutivo,  ma, allo stesso tempo, vogliamo favorire negoziati per un cessate al fuoco.

Su questo punto mi permetto di  citare il Santo Padre, che in queste ora ha confermato con forza la volontà della Santa Sede di lavorare per una soluzione diplomatica.

Il sostegno alla lotta per la libertà e la via della mediazione sono due linee di politica estera assolutamente compatibili!

Se l’Italia, invece, si sottraesse alle sue responsabilità rischierebbe di trasmettere un messaggio che paradossalmente potrebbe persino alimentare nuove mire espansionistiche da parte di paesi senza scrupoli.

Nella drammaticità della situazione ucraina è emersa chiaramente non solo la volontà della comunità internazionale di aiutare gli ucraini, ma anche l’intendimento del mondo libero di evitare ogni possibile ampliamento dell’area del conflitto.

In questi giorni, dopo la liberazione di parte del loro territorio da parte degli ucraini, i russi hanno deciso di approfittare dell’inverno ricorrendo a massicci bombardamenti, soprattutto presso i siti di rifornimento di luce e gas, al fine di stremare la popolazione inerme.

Dobbiamo pertanto insistere nel favorire i colloqui tra le parti coinvolte, magari portando nell’alveo naturale delle Nazioni Unite la questione e, cercando di trovare in quel consesso, la chiave diplomatica per giungere ad un cessate il fuoco.

Dobbiamo però, al contempo, sollecitare l’Unione Europea, proprio noi che ne siamo tra i Paesi fondatori, a non far prevalere, sul piano economico, gli egoismi ed i tatticismi nazionali, perché accantonare ora quella solidarietà che ci ha permesso di superare la pandemia rilanciando l’economia europea, sarebbe un errore fatale.

Le spinte nazionalistiche, il voler fare da soli, non solo riporterebbero indietro le lancette del tempo, ma indebolirebbero ulteriormente, nello scacchiere internazionale, il ruolo dell’Europa.

Per concludere Signor Presidente per le ragioni che ho esposto,  il gruppo noi moderati udc, voterà favorevolmente la mozione presentata dalla maggioranza.