NOZZE GAY. BINETTI: DEODATO ATTACCATO PERCHÈ REO ESSERE CATTOLICO

(DIRE) Roma, 28 ott. – “La vicenda del giudice Deodato, reo di aver emesso una sentenza non allineata al pensiero dominante di una certa classe politica, ripropone il tema-problema dei cattolici impegnati in politica, delle loro convinzioni e della loro liberta’ di manifestarle”. Lo afferma Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc). “La questione ovviamente- aggiunge- non tocca solo i politici cattolici, ma anche tutti i professionisti cattolici che vogliono essere coerenti con i loro principi e quindi agire di conseguenza. Il Giudice Deodato, insieme alla Commissione tutta formata da Consiglieri di Stato, ha ribadito un principio elementare, fondato sulla legge naturale, riconosciuto dal Diritto romano e contenuto anche nel nostro diritto attuale. Senza diversita’ sessuale non puo’ esserci matrimonio. D’altra parte sia la Corte di Strasburgo, che piu’ recentemente una sentenza della Corte di cassazione, mentre sollecitavano a riconoscere i diritti delle persone omosessuali per evitare una qualsiasi discriminazione- spiega Binetti- sottolineavano anche la specificita’ delle unioni civili che non potevano e non dovevano essere ricondotte al matrimonio”. “Nulla di nuovo quindi nella sentenza del Consiglio di Stato- dice ancora Binetti-, salvo il fatto che a redigerla e’ stato un giudice che si dichiara cattolico e si palesa come tale anche sui Social network. Lo scandalo sembra nascere, quindi, non tanto da cio’ che la sentenza dice quanto da chi lo dice. Sembra incredibile che qualcuno sollevi ancora questo problema, dopo un documentato e riconosciuto contributo dato dalla cultura e dal pensiero cattolico alla nascita e alla struttura del nostro Paese. Cito solo tre punti, concreti e diversi tra di loro: la nostra Costituzione, l’impostazione del nostro welfare fortemente permeato della dottrina sociale della Chiesa, e per finire l’ultima enciclica di papa Francesco sull’ambiente e sull’ecologia umana. Eppure qualcuno si chiede ancora se cattolici impegnati, in politica o in magistratura, per continuare ad esercitare il loro ruolo, debbano sottacere le loro convinzione per non disturbare l’ideologia corrente”. “Senza rendersi conto che in questo modo si cade in flagrante contraddizione con l’articolo 3 della nostra Costituzione. Cattolici si, ma in silenzio- continua- schiacciati da un approccio radicaleggiante che nega principi e valori elementari, su cui per secoli si e’ retto il diritto naturale, piu’ comunemente riconosciuto come Jus gentium: il diritto di tutte le genti, fondamento della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proprio perche’ tutte le genti hanno una stessa natura. Il rumore sollevato dalla sentenza del Consiglio di Stato, per altro ampiamente attesa proprio in questi termini da tutti gli addetti ai lavori-conclude la Parlamentare- e’ una delle chiavi piu’ efficaci per interpretare il disagio sperimentato nell’Area popolare, quando il vento della discriminazione si alza proprio su questi valori e sulla liberta’ di esprimerli con coerenza e serenita’”, conclude.