Omofobia: Binetti (Udc), linee guida regionali confermano ambiguità

(DIRE) Roma, 18 mag. – “La Regione Lazio ieri, 17 maggio, in una giornata dedicata pressoche’ in modo esclusivo alla promozione del ddl Zan, ha diffuso in tutte le scuole regionali, dall’infanzia alle superiori, le linee guida ‘Strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere’. Come e’ facile immaginare le perplessita’ sono davvero tante e cominciano dall’uso, e forse dall’abuso di certe definizioni, a cominciare da quella di varianza di genere applicata anche ai piu’ piccoli, per parlare di identita’ di genere. Per chi sta seguendo l’iter della legge Zan, sa che le prime contestazioni nascono proprio dalla definizione del concetto di identita’ di genere, che risulta fin troppo vago e generico, per cui nella sua stessa ambiguita’ rende problematico sapere di cosa si stia esattamente parlando. E le linee guida regionali confermano questa ambigua indeterminatezza quando definiscono l’identita’ di genere come ‘sensazione di appartenere al genere maschile, femminile, entrambi o nessuno dei due e collocano questa percezione intorno ai 3 anni di eta’ del bambino. Secondo le linee guida regionali sussiste una gravissima omissione dei rischi e delle problematiche legate a processi di transizione di genere tra i giovanissimi, e richiama l’attenzione sulla nuova consapevolezza con cui la comunita’ scientifica sta drammaticamente prendendo atto di questo processo in corso. In questa iniziativa della Regione Lazio ci sono almeno tre elementi chiave che vanno sottolineate: la mancanza di un adeguato coinvolgimento delle famiglie come prevedevano invece le linee guida riferite all’articolo 1 comma 16 della legge sulla “buona scuola”, emanate dalla ministra Fedeli, per introdurre nelle scuole il rispetto delle diversita’ e contrastare violenze e discriminazioni. La stessa mancanza di un dibattito scientifico attualizzato, e per altro tutt’altro che scontato, sulla sessualita’ infantile e sulle sue problematiche specifiche, a cominciare dalla presunta identita’ di genere a tre anni. Mentre per contrasto la singolare convergenza del dibattito ipermediatizzato sulla legge Zan e la circolazione di queste Linee guida fa pensare ad una operazione di marketing culturale a basso costo, dal momento che sfrutta l’occasione politica per catturare un interesse decisamente eccessivo.” Lo afferma la senatrice Paola BINETTI, UDC, che conclude: “La lotta contro la violenza e contro il bullismo, anche nelle prime fasi della vita di un bambino, e’ fondamentale; e spesso la violenza che si fa contro alcuni bambini usa riferimenti sessuali in senso dispregiativo e svalutativo, per cui va stoppata con chiarezza e con fermezza sia a scuola che in famiglia. Ma di qui a cercare di fare una sorta di inculturazione sul tema della varianza di genere anticipando diagnosi e soluzioni e’ francamente eccessivo. Proprio la delicatezza del tema, richiede un accompagnamento il piu’ rispettoso possibile del bambino. E’ necessario che scopra il piu’ liberamente possibile i suoi interessi, i suoi gusti e le sue stesse idiosincrasie; che scelga i suoi compagni di gioco e il suo modo di giocare e di vestirsi, senza sentirsi soffocato in una morsa che gli imponga standard e modelli decisamente fuori di luogo, anticipando riflessioni e decisioni che spetteranno a lui a tempo e debito. Se questa mossa della Regione Lazio voleva anticipare le celebrazioni previste dalla Legge Zan proprio il 17 maggio, non ha fatto altro che aumentare dubbi e perplessita’ e a dire il vero una ulteriore contrarieta’.”