Riforme: Binetti (Udc), ulteriore vulnus alla nostra fragile democrazia

(DIRE) Roma, 8 ott. – “Oggi e’ il grande giorno del taglio dei parlamentari e sembra che tutti i partiti siano d’accordo sul fatto che non si possa non vitarla. Diverso e’ il punto di vista dei parlamentari che nutrono seri dubbi su tre punti concreti: a taglio deciso manca qualsiasi ipotesi credibile di come eleggere i rimanenti; il taglio non riguarda solo il numero dei parlamentari ma anche la varieta’ dei punti di vista e la rappresentativita’ dei riferimenti culturali; un eventuale referendum troverebbe un consenso generale nel Paese perche’ ormai l’immagine del parlamentare e’ stata ampiamente deteriorata. Dal che si puo’ dedurre che tagliarne un terzo o la meta’ avrebbe cambiato poco le cose e invece sarebbe stato maggiore il risparmio; ridurre il ventaglio delle opzioni intellettuali e’ strettamente funzionale alla formazione di un pensiero unico, con maggioranza versus opposizione; e infine che occorre ricominciare da capo a formare e a selezionare i nuovi parlamentari perche’ siano all’altezza del loro compito per competenza politica e per doti umane”. Lo dice Paola Binetti, senatrice dell’Udc. Poi, prosegue: “Di fatto anche oggi i parlamentari che realmente lavorano come parlamentari, che e’ cosa un po’ diversa che stare costantemente a caccia di consenso popolare con comizi di piazza e talk show televisivi, o peggio ancora sui social. Insomma si tagliano i parlamentari non tanto perche’ costano troppo, ma perche’ si vuole ridurre quella dialettica che accompagna i dibattiti in commissione e in aula considerandola una sostanziale perdita di tempo. Il gruppo decide e i parlamentari eseguono, per cui come disse una volta qualcuno in realta’ basterebbero i capigruppo, con un ulteriore taglio di chi sta in parlamento e deve limitarsi a schiacciare bottoni su indicazione esplicita del leader”. Per Binetti “non e’ questo il Parlamento che hanno voluto i nostri Padri costituenti e non e’ neppure questo il parlamento che la gente vorrebbe se gli si presentassero alternative corrette. Il numero deve indicare qualita’ e selezione, ma anche varieta’ e integrazione; il tema di fondo resta quello della formazione previa, alla base di ogni selezione, e successivamente della formazione in itinere, ma resta anche e soprattutto quello della democrazia interna dei partiti e dei movimenti. Quando viene meno questa democrazia interna si innestano processi di migrazione interna che sono frutto di un generale disorientamento, che diventera’ ancora piu’ stridente davanti ad una scarsa rappresentativita’ di posizioni diverse e ben articolate. In altri termini il taglio secco appare come un salto nel buio e quindi un ulteriore vulnus alla nostra gia’ fragile democrazia”, conclude. (Com/Anb/ Dire) 12:23 08-10-19 NNNN