Sanità: Binetti (Udc), ripensare assistenza domiciliare, attingere da risorse nel Recovery


“Oggi è arrivato nell’Aula del Senato uno dei problemi oggettivamente più rilevanti di questa legislatura: l’assistenza domiciliare in tempi di pandemia prolungata. Sono circa 400 le persone che ogni sera mancano all’appello: un numero esorbitante a cui non ci si può rassegnare. Sono persone che troppo spesso muoiono in solitudine, prive anche di quella assistenza familiare e domiciliare a cui ognuno di noi avrebbe diritto, almeno per dovere di umanità. Oggi la nostra attenzione si è concentrata proprio su quel primo cerchio della assistenza che va dalla diagnosi alla cura, fornita in un contesto peculiare come è quello della assistenza domiciliare. Un primo cerchio che fino ad oggi si è rivelato fragilissimo sotto tutti i punti di vista e che non ha retto all’urto del contagio veloce ed aggressivo del virus con le molteplici mutazioni.” Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, che continua: “Ma è proprio su questa prima linea di guerra che in modo concorde e solidale il parlamento si è schierato con un documento unitario che impegna il governo a mettere in gioco competenze sofisticate come quelle della telemedicina con i suoi più elevati livelli di prestazione. Tecniche che permettono di effettuare esami a distanza, di elaborare una diagnosi e fornire una ricetta dematerializzata che raggiunga direttamente il farmacista e solleciti una consegna domicilio dei farmaci necessari. Ma niente di tutto ciò sarà possibile senza una formazione decisamente innovativa da parte di medici ed infermieri; una competenza capace di integrare competenze scientifiche e competenze umane; competenze tecnologiche e competenze economico-organizzative. Per questo motivo, nel ripensare l’assistenza sanitaria domiciliare – conclude Binetti – , servono anche risorse economiche da investire intelligentemente, attingendo al Recovery Plan”.