Sanità: Binetti (Udc), troppa precarietà nei policlinici universitari

(DIRE) Roma, 4 mag. – “Non e’ facile garantire ai pazienti quella giusta alleanza terapeutica, indispensabile per condividere con il proprio medico un progetto organico che riguardi la propria salute, se il personale medico e’ affetto da una patologia endemica come la precarieta’. Per dare coerenza e continuita’ alla relazione medico-paziente e’ indispensabile stabilizzare il personale medico, soprattutto in quella aree di eccellenza, quali dovrebbero essere le universita’, dove invece si riscontra un 20% di precari”. Lo afferma Paola Binetti, deputata Udc, che continua: “Un medico su 5: sono questi i dati evidenziati dall’ARAN, che mostrano al di la’ di ogni ragionevole dubbio come siano almeno 26 mila i professionisti senza posto fisso. Sembra un numero come tanti altri, ma la realta’ sottesa e’ di gran lunga piu’ inquietante. Per la quasi assoluta maggioranza si parla infatti di giovani specialisti, tra i piu’ brillanti delle rispettive scuole, formati in oltre 10 anni di studio serio e rigoroso, che mostrano particolare attitudine alla ricerca e all’attivita’ clinica”. Binetti prosegue: “Per questo la struttura ospedaliera cerca di trattenerli in servizio offrendo loro contratti di estrema precarieta’, nella illusione che potrebbero rendersi disponibili in tempi ragionevoli concorsi di ricercatore, con i quali iniziare la loro carriera accademica. Ma per la maggioranza di loro non sara’ cosi’; la selezione e’ durissima e per di piu’ non sempre meritocratica. Molti di loro dopo diversi anni di precarieta’, decidono di abbandonare non solo l’ospedale, ma anche il nostro Paese per recarsi all’estero, dove possono ottenere con relativa facilita’ condizioni di gran lunga migliori. E l’esperienza dice- continua la centrista- che sono ben accolti, che si inseriscono positivamente e con ottime prospettive di carriera nei Paesi in cui rappresentano una vera e propria e’lite di migranti colti e raffinati. Ma la perdita secca e’ tutta a carico nostro: l’Italia investe moltissimo nella formazione dei giovani medici e per questo basta confrontare il costo degli studi tra l’Italia e gli altri Paesi, ma poi non riesce a valorizzare questo autentico patrimonio umano e scientifico. Ci rimettono gli stessi malati, perche’ spesso si tratta di professionisti di altissimo profilo, a volte tra i migliori del proprio corso, che non torneranno piu’. Ecco la sfida per una migliore sanita’ e’ necessario che la precarieta’ dei medici si risolva a vantaggio della stabilita’ della relazione con il paziente e con la struttura ospedaliera in cui il medico e’ inserito, soprattutto quando si tratta di professionisti qualificati e con un futuro brillante nella ricerca e nella assistenza”, conclude.