Unioni civili: Binetti, emendamento Dalla Zuanna non basta

(ANSA) – ROMA, 21 GEN – “Nel dibattito sulle unioni civili Veronesi è intervenuto lanciando una vera e propria provocazione, che sorprende per l’assoluta mancanza di rispetto per la dignità della donna e per la strumentalizzazione della povertà femminile. Ben diversa è la posizione di quei colleghi senatori del Pd, di area cattolica, che con un loro emendamento chiedono di rendere reato la pratica dell’utero in affitto anche per gli italiani che vanno all’estero con l’idea di avere un figlio con la maternità surrogata. Un punto chiave su cui ci troviamo sostanzialmente d’accordo nonostante tutte le perplessità che caratterizzano il ddl Cirinnà e che respingiamo in bocco al mittente”. Lo afferma Paola Binetti di Area popolare-UDC, a proposito dell’emendamento con primo firmatario Gianpiero Dalla Zuanna. “L’emendamento porrebbe uno stop definitivo all’utero in affitto, pratica detestabile non solo per lo sfruttamento di donne povere, ma anche per la oggettiva condizione in cui verrebbe a trovarsi un bambino con due padri, ma senza madre. Il ddl Cirinnà corre il rischio di trasformarsi in un clamoroso flop per il governo, che ogni giorno di più deve prendere atto di quanto sia profonda la resistenza degli italiani ad invadere un’area così delicata come è quella della genitorialità, con le sue coordinate fondamentali: un padre ed una madre, come natura vuole per ogni bambini. Si sta trasformando in un vero e proprio tallone d’Achille la difesa ad oltranza fatta finora del Cirinnà, senza se e senza ma, senza correzioni di rotta, nonostante i segnali di allarme sollevati da Area popolare, alleati di governo e formalmente disposti a sostenere una legge che riguardi i soli diritti di coppia; ma senza neppure tener conto dei segnali di allarme che provenivano dall’interno dello stesso Pd. Oggi il Pd si rende conto che qualcosa deve cambiare nel ddl, anche se la cosa migliore sarebbe cambiare e riscrivere l’intero ddl sulle unioni civili, incassando l’adesione che viene da più parti al riconoscimento di una serie di diritti, su cui c’è un accordo generale” conclude. (ANSA).