Unioni civili: Binetti, non si neghino a bimbi madre e padre

(ANSA) – ROMA, 2 SET – “Anche oggi al centro del dibattito parlamentare il tema delle unioni civili con il desiderio di raggiungere un punto di equilibrio condiviso tra i partiti di maggioranza. La prospettiva di approvare questa legge con il consenso dei Cinque Stelle che pongono come precondizione quella di non cambiare neppure una virgola del testo è certamente imbarazzante per il Pd. Non c’è occasione, legge, decreto, emendamento o mozione in cui il partito di maggioranza non sia oggetto dei peggiori strali del M5S. E la cronistoria della vita in Aula ne conferma l’aggressività con una tale violenza, da lasciare stupiti di come possa oggi il Pd accettare i loro voti, perché sono una condizione indispensabile per la sopravvivenza della legge. Eppure la strada della convergenza è ancora possibile se si rinuncia ad una semplificazione della questione relativa all’adozione, sia pure come adozione speciale. Negare che per un bambino avere due madri è diverso che avere due padri, e che questa condizione è diversa da quella della maggioranza dei bambini che hanno un padre e una madre, sfida il buon senso e il senso comune”. Lo afferma Paola Binetti, parlamentare di Ap che prosegue: “In Europa in questi giorni si preparano a votare la tanto discussa Mozione Rodrigues, che viola una serie di principi fondamentali a cominciare da quello dei genitori ad essere i primi educatori dei figli. In questo modo contraddice una serie di trattati internazionali con le loro relative convenzioni: dall’ultima Dichiarazione dell’ONU sulla famiglia, alla Dichiarazione universale dei diritti umani, alla Convenzione internazionale dei diritti civili e politici; dalla Convenzione dei diritti del fanciullo per finire con la Convenzione europea dei diritti fondamentali. Una strana Europa che chiude gli occhi davanti alla violazione dei diritti dei richiedenti asilo e crea quel guazzabuglio umano che ormai siamo abituati a vedere nelle principali stazioni di transito internazionale, dove i Tir si sono sostituiti alle carrette del mare. Una UE che non sa guardare il mondo con gli occhi di un bambino o di un giovane e che forza invece l’interpretazione dei diritti umani fino a negare il concetto di natura, e specificamente di natura umana”. “Le nuove generazioni – conclude – ci guardano e ci chiederanno un giorno conto del perché li abbiamo privati della madre, recidendo quel cordone ombelicale prima ancora che venissero al mondo”.(ANSA).